di Marcello Buttazzo –

È uscito a gennaio 2024 il nuovo libro di poesie di Sergio Carlacchiani dal titolo “DADAADALDA” (RP Libri). Il performer, attore, doppiatore, pittore e poeta marchigiano tratteggia la vita interiore, la natura, i rapporti umani, con un flusso continuo di versi. “DADAADALDA” si legge d’un fiato, senza pause, scorre come un fiume dirompente, rompe gli argini della superficialità, frantuma gli steccati dell’ovvio. È vero, Sergio è dadaista: nella scrittura poetica rifugge gli orpelli, le tirannie del pensiero, le regole ferree. Ma il titolo del libro reca soprattutto in germe, in eterno sboccio, la profonda amicizia dell’autore con Alda Merini, la grande poetessa dei Navigli. E come Alda Merini, Sergio Carlacchiani è un’anima stremata d’amore. Aggiungerei anche francescana. Il nostro autore ama, predilige il piccolo, il minuscolo, l’essenziale. La cifra inerente della poetica di Carlacchiani è sia carnale, che spirituale. L’adesione al sacro è sentita, vivida di passione. Quella passione che Sergio sa mettere in tutte le evenienze della vita. Poeta, lettore, pittore instancabile. Possiamo seguirlo su Facebook, possiamo apprezzare il suo vitalismo, il suo insonne adoperarsi. La sua è poesia onirica e orfica, le sue visioni sono interminate. Epperò, dobbiamo dire che la sua sia una propensione alla lucida follia. “Folle, folle, folle d’amore per te”, cantava Alda Merini. Personalmente penso che Sergio sia molto lucido, razionale nel denunciare gli aspetti contingenti che non girano. Come tutti gli esseri umani, il poeta respira il dualismo del bene e del male. Insomma, noi tutti siamo persone che compendiamo nell’intimo bellezza umana e zone d’ombra. Sergio, tramite il medium della parola poetica, riesce a far balenare questo dualismo, lo rende evidente, lo mostra palesemente. Nella prefazione Gabriela Fantato scrive: “In DADAADALDA scopriamo versi di grande ardore e di fierezza, caratterizzati dalla commistione e dal missaggio tra lirica e riflessione, tra interrogazione e slancio visionario, e incontriamo la ricerca di un autore che, non soltanto in poesia ma anche nel suo lavoro pittorico, è come destinato e segnato da “eroici furori”, un uomo che sempre si scontra con la durezza della vita e sempre sa risorgere, sebbene a fatica, in slanci nuovi, un po’ come la Ginestra leopardiana, e sta e lotta e spera e scrive…in mezzo alla lava del mondo”. Carlacchiani è animato da una forza furente, da una propensione artistica, desiderando più d’ogni cosa quella che Alda Merini chiamava “maestra poesia”. Della raccolta “DADAADALDA” conservo dei flash di nitore. Poeta della tenerezza, Sergio, evoca voli di gabbiani, danze di pace fra cielo azzurro e mare. I suoi versi sono di stupore, di meraviglia, che lo porta a traversare, nonostante le ineludibili difficoltà, “quell’incanto dolce amaro che è la vita”. Sergio è uno spirito indocile e la scrittura è la possibilità di vedere, di evidenziare gli opposti. Quanta dolcezza nei versi dedicati alla madre: “nessuno dopo di te/madre s’attarda più/sull’anima solitaria/a mietere carezze/”. L’amore per il divino e per la Natura traspare in molti passaggi. A volte, emerge la ricordanza del poeta. E la sete di vita è sete d’amore: paradigma centrale in questa silloge. Carlacchiani sta dentro e fuori, sta nel mondo ma, al contempo, ama vivere appartato, solingo. I versi dedicati al babbo, col quale passeggiava sul sentiero dietro casa, sono di grande fulgore. Il poeta non è uno spirito integralmente solipsistico; epperò, ama la solitudine, quello spazio relativo, silenzioso come una sommessa preghiera, che ci fa creare, produrre. I versi dedicati ai poeti che non ci sono più (Pietro Polverini, Francesco Scarabicchi) sono canti leggeri e soavi. Talvolta, nella raccolta, confluiscono folgorazioni liriche: “il mare questa lunga nave/di pietra che lo attraversa/sguardo brucia aguzzi scogli/affacciati ulivi dalla collina/sole stizzoso che si attiva/trema l’onda schiumando/ marcia in ordine verso riva”. “DADAADALDA” è una raccolta di versi originale, da leggere, perché le emozioni, i sentimenti, le paure, gli ardori di Carlacchiani sono uno scenario umanissimo da indagare.

Marcello Buttazzo