di Marcello Buttazzo –

A volte mi prende lo spavento, lo sbigottimento di essere ancora vivo. Il tempo corre, veloce scorre, tento di fermarlo osservando gli occhi di chi più amo. Tento di arrestare il tempo, mi rifugio perfino nel ricordo. A volte mi prende lo scontento, la paura di vivere, l’ansia di traversare il momento senza avere amore da dare, senza avere parole da donare. Epperò mi desto sempre al cospetto dello stupore, della meraviglia di ciò che è e dell’inconosciuto, che forse un giorno scoverò, vedrò per sentirmi ancora vivo davvero. Questa età avanza senza sosta. Non si ferma il tempo caduco, effimero, come la rosa che ti donai la sera dell’ultimo bacio. È un fiume impetuoso il tempo, che scorre verso l’altrove di domani. E si porta via con sé ogni cosa, gli affanni, i dolori, le sconfitte, le disfatte. Mi lascia però negli occhi la stupefazione di quando ti incontrai. Sulla pelle l’odore del tuo corpo, essenza, spirito, elisir divino, corpo da lambire attentamente, con cura. Fugge la vita, fragile la vita, discorso provvisorio, che tu riempi con melodie di trascorse memorie. La vita, soffio sottile, corsa e rincorsa, fiume in piena. La vita delle parole taciute, delle frasi spezzate, delle memorie perdute. Giardino serale di fiori straniti, la vita, quando il cielo s’illuna di pensieri plausibili. Ti vorrei davvero vedere nel giardino d’inverno. L’elleboro blu ardesia è solo un ricordo del freddo inverno, reminiscenza di te, che stringi fra le mani il fiore folle dei poeti. E quei tuoi versi scritti col sangue, scompiglio e trambusto, sono la stagione più irruente di questo tempo. Stamane t’ho vista nel giardino dei mandaranci. Il Convento dei frati francescani ha ancora oggi un’aura magica. Qui t’ho incontrata ch’eri bambina. Io correvo veloce coi compagni dietro a un pallone nel campetto di periferia. Tu mi osservavi, dolce di giorno, preconizzavi la sorte. Il tempo è trascorso, passato. Ancora adesso Francesco è un’anima folle, stremata d’amore. E nel giardino dei mandaranci ancora adesso vengo a cercati, stella di strada, treccia di cielo, corallo rosso rosso. Quando passerà questo nuovo giorno, aspetterò di là dell’insensibilità la notte. Catturerò lo scorrere lento delle ore. T’aspetterò mare di spume argentine, perpetuo miraggio, spazio d’un sogno. T’aspetterò e svestirò la nera mantiglia che cela il tuo corpo. Ti vedrò di là dello scontento. Lo so, sei quel che sei, la musa immaginifica che viene a trovarmi per placare l’ansietà. Sei l’eterna chimera. Vieni con oro e argento a impreziosire le mie notti insonni. Lo so non esiti, sei un fantasma. Epperò t’attenderò anche stanotte, per scovare piano piano i primi lucori della nuova aurora.

Marcello Buttazzo