NUDA, la poesia di Doris Bellomusto
di Marcello Buttazzo –
Nudi e senza pudore
i poeti lasciano in eredità
solo la vergogna che non hanno.
La mia poesia è un ridicolo reato:
un atto impuro in luogo privato.
Avido il mio cuore
cede al dolce inganno
anche stasera
e scrivo versi maldestri
ché dei poeti io non ho la purezza.
Io nasco bastarda.
Doris Bellomusto, originaria della Calabria, insegna Materie Letterarie al “Liceo G. Pascoli” di Barga, in provincia di Lucca, dove vive dal 2011. Ha pubblicato diverse opere poetiche. Ho molto apprezzato una sua raccolta di versi, dal titolo “Nuda”, pubblicata da Giuliano Ladolfi Editore, nel giugno 2022. Nuda è la poetessa al cospetto della vita. Senza alcun infingimento, nuda come la terra nuda, Doris Bellomusto tratteggia il suo canzoniere d’amore e di passione. Molto legata alle sue radici meridionali, Bellomusto adopera un linguaggio essenziale, privo di orpelli che giunge, fresco e illeso, all’attenzione del lettore. La sua lingua è nuda, spoglia di barocchismi e di ampollosità; ciononostante, è una lingua ricca di trovate, di metafore, di assonanze, di dissonanze, di immagini vibranti e rossosangue, arricchite da un sostenuto e disarmante lirismo. Ilaria Grasso scrive, ad un certo punto, nell’appunto di ricerca: “La parola in questa raccolta è una parola ad alto potenziale empatico per cui è facile familiarizzare con chi scrive proprio perché i versi hanno grande capacità di “ascolto”. Doris si assume il coraggio della prima persona, non si scherma nella finzione di una terza persona o di altri escamotage. Dice tutto così com’è”. Bellomusto agisce un io lirico misurato, schivo; epperò, sa entrare in sintonia con un “tu”, con un “noi”, che sono obiettivo e specchio della sua elegante poetica. Ho conosciuto Doris Bellomusto su Facebook. Sulla macchinetta tecnologica, lei si mostra vera, autentica, con i suoi pensamenti profondi, con la sua poesia pura. Lei mira a denudare se stessa, la propria interiorità, per far balenare la propria essenza agli occhi di chi la ascolta. Vale davvero la pena leggere ciò che Doris scrive in una nota sul suo libro “Nuda”: “Scrivo per alleggerire il carico dei giorni, per stanare l’anima che si nasconde nella prosa ordinaria della quotidianità. La poesia si nasconde e io la cerco negli aspetti più prosaici del mio vivere, ma la poesia è anche nascondiglio e riparo. Mi veste la poesia e nello stesso tempo mi spoglia. Indosso abiti leggeri quando scrivo, mi spoglio delle mie convinzioni e scopro aspetti inediti del mio mondo, ma soprattutto del mio modo di stare al mondo”. La poesia è uno strumento conoscitivo straordinario, perché ci consente di indagare con spirito di anamnesi nel nostro sé e, al contempo, ci permette di edificare ponti di compartecipazione con l’altro da sé. La poesia è condivisione. Poesia come una preghiera, come una laica preghiera sostanziata di silenzio. Si può docilmente chiedere all’interlocutore di non calpestare le aiuole, di non fare eccessivo rumore allorquando si varca il giardino esistenziale altrui. La ventura scritturale per Doris è un’attività spontanea, sorgiva. “Nei versi io inciampo/tremo di freddo e vergogna/e accendo fuochi fatui con l’inchiostro”: Tramite il medium della scrittura si può tenere a bada la morte, la nera Signora, si può sciogliere in sillabe “la sorte vana/di parole destinate all’oblio”. Poesia minimalista, quella di Bellomusto, poesia delle piccole e minuscole cose, che sa evocare gli umani, gli animali, il mondo naturale e minerale. Poesia è una gazza ladra che sa pregare per la poetessa, che indossa le sue labbra. Bellomusto nel suo dolce incedere rammemora di continuo le sue radici bucoliche meridionali e mediterranee. E anche ora che vive e traversa il mondo a Nord del suo Sud, lei rimane uno spirito indocile, disobbediente al cemento urbano. Lei conosce veramente la vita minuscola, sa essere un seme, un seme piccolo nel becco giallo di un merlo. La vita è cammino eretico, non consueto. E i versi di “Nuda” sono versi di scoppiettante amore. D’immenso, incontenibile amore. Poesia d’un amore che si riverbera nello sciabordio del mare, “onda quando nasce/risacca quando muore”. L’amore per la poetessa “è un canto senza voce”. L’amore per Doris è un accudimento comune, una preghiera ordinaria da celebrare con semplicità, con le mani sporche di sale. Poesia del desiderio da inseguire con la parsimonia dei comportamenti. Poesia del perdono, come “un ciliegio che si offre all’abbandono/un sogno in dono/agli occhi di un cieco/un taglio netto al cuore”. Perdonare se stessi e gli altri è un nobile atteggiamento antropologico. “Il perdono non gioca a carte/ non sa contare/ sa mietere e seminare,/raccogliere e ricominciare”. La poetessa è immersa nella vita quotidiana, ma di sera diventa una pozzanghera allegra e aspetta il salto audace degli amanti. Doris in tutto il suo procedere scritturale è nuda, albicocche mature sono le sue ginocchia e “steli di rose spinose/ le gambe stanche”. Il suo cuore è un tamburo di burro. Traspare nei versi, tra le altre cose, l’amore per i vecchi, cicatrice esposta, “onda del mare/senza la vanità della tempesta”. La raccolta di poesie “Nuda” è un inno alto all’amore, all’amore esperito. “Nuda” è dedicata a Pietro, all’amato figlio Claudio, a Marisa, a Adelio, “a chi conosce l’arte del gioco, la sacralità di ogni profano legame, il coraggio della nudità”.
Fra i rottami e le rose
con incoscienza allegra
la gazza ladra
ruba pezzi di luce solida
sa che rubare richiede pazienza
e impavida
spinge lo sguardo altrove
da sé.
Io non trovo nient’altro
che pezzi di vetro
acuminati specchi
impietosi e silenti
fanno di me una gazza matta
capace di rubare solo tempo
per sé.
Eppure
cerco soltanto
una preghiera
persa per sempre
nel rosario di mia nonna
morta d’amore
a Marzo.
Marcello Buttazzo

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