di Marcello Buttazzo –

La sera di grigia mantiglia avanza verso dove non so. Il giorno è stato sereno. Un fanciullo docile m’ha preso per mano e m’ha portato per le strade del paese. Un fanciullo rinnovellato nella mente, me stesso intento ai giochi e alle scorrerie per le stanze del Convento. Me stesso che agognavo amore e pretendevo attenzioni, la cura certosina che si deve ad ogni essere umano. Serafica sera. Non c’è tormento, né turbamento che possa violare il cammino. Placida sera. Le nuvole sono giganti di cartapesta. Io sono qui per una volta senza paure, con il mio tempo piccino. È sera di quiete, di pace. Ho traversato il giorno con passo flemmatico, con incedere paziente. A fari soffusi, per entrare in sintonia con se stessi e con l’altro da sé. Ho respirato il giorno con tutto l’amore che batte nel petto, con lo stupore fanciullo per questo universo che, nonostante tutto, gira e rigira ancora a rilento. Lo scontento davvero non lo sento. Non è malcontento la passione che m’arde dentro. È sconfinato mare tutto da leggere, tutto da navigare, l’intrigante sfavillio dei tuoi occhi, fari all’incanto. È vento calido di primavera quello che attendo ai crocicchi, rosso carminio papavero quello che troverò nei prati del prossimo maggio compagno fra i fiori giallini, quando tu sarai stretta a me. La gioia scarlatta di sapere che ti muovi adesso, in questo tempo. Che t’aggiri per la tua cittadina marina, che getti ponti di conoscenza e di comunanza fra la vita esperita e i crateri della luna, il pozzo delle stelle. Tutto l’armamentario delle cose dette, dei vissuti. E ti sono vicino da qui, nell’assoluto silenzio, quando ti penso. Questa nuova stagione ha il sole radiante dei tuoi occhi, il palpito delle tue vene, il trasalimento del tuo respiro, il fiato dei tuoi pensieri. Questo tempo non è più gramo. Questo tempo non è più ferito, con te che mi navighi dentro. Questo tempo non piange più tutte le lacrime del mondo. Ora, proprio adesso, c’è uno spazio d’attesa, che è vibrazione e fremito. Sono i tuoi occhi di cerva, barbaglio, meraviglia, stupore, parapiglia. I tuoi occhi accendono di lascivia i ragazzi, incantano i passanti. I tuoi occhi, ogni mattina, fanno sbocciare l’aurora nel giardino francescano dei limoni. Quanti mare nei tuoi occhi. Quanta terra marrone, nera, nei tuoi occhi neri, neri, neri. Nero oliva. I marosi tempestosi dei mari del Sud, oceani sterminati, nei tuoi occhi. Tu hai traversato la gioia, l’ebbrezza, il dolore. Hai fatto ipotenuse di sole. Tu conosci le lacrime, le sai consolare. Nei tuoi occhi le interminate, impavide aurore dei giorni dell’avvenire. Nei tuoi occhi, embrioni di sogni, la speranza, l’attesa. Il giorno che rinasce, un futuro migliore.

Marcello Buttazzo