di Marcello Buttazzo – Non è uno scherzo l’amore nascosto. L’amore che brucia come i falò d’estate, che scalpita come i centomila cavalli imbizzarriti, che corre e strabilia come i marosi impetuosi dei mari tempestosi, che viene e va nel petto e ti fa sentire l’onda. Un sussurro, un palpito, un languido trasalimento. Amore che vola nell’etere d’una beltà appena intravista, spiata oltre l’ultimo orizzonte. Che è carne, sangue fluente, vene, ossa, spirito. Due occhi di fiamma come lampi, un’anima soave, leggera. Amore conosciuto, che ti è entrato dentro, nelle pieghe, negli spigoli riposti, come un codice imperituro, come una memoria infinita di ebbrezze e profumi. Non è uno scherzo l’amore nascosto, che viene dal mare, dove da sempre navigano le donne belle e virtuose. Le sirene cantano inni di gioia e, qualche volta, melanconiche elegie rosee. Non è uno scherzo l’amore nascosto, quello che barbaglia sulle creste del sole di maggio, quello che viaggia su nuvole di cartapesta o con cielo intenso azzurro lapislazzulo. Amore che fa avanzare la primavera: le api, le Vanesse e tutti i coloratissimi lepidotteri del mondo. L’aria del tuo paese, mia cara, conosce l’amore nascosto. La mia casa lo sa. Per strada è ancora vivida una antica storia. E i lampioni d’estate, di notte, ancora s’accendono d’amore. L’orma dei tuoi passi, musa marina, è rimasta su una terra amica. Come lo scalpitio d’onda, che ancora ascolto, rapito, nella conchiglia della memoria. Come un paziente rabdomante cercherò sempre il sole che lumeggia e la passione imprigionata. L’amore erompe, bussa, sconvolge, impregna le ossa. Vorrei solo dirti: beata la terra che riceve il tuo passo, il tuo passo serafico, felpato e veloce, di scattante gazzella, di puledrina che spariglia l’ovvio e l’ordinario, che fa del giorno un susseguirsi di secondi eterni. Beata la terra che, ogni giorno, ti accoglie nel suo utero di grande madre e ti invita a interrogarti sulla ragione intima delle recondite questioni. L’amore nascosto, talvolta, è come un cuore ferito, dilacerato di passione, squassato. Ma finché la sera verrà con i suoi sentieri scoscesi ma praticabili, io ci sarò. Ci sarò e andrò alla ricerca meticolosa della minuscola gemma, dell’angelo incantevole e trasognato, dell’idea incorrotta d’inesausta bellezza. Fino a quando la sera suonerà le armonie, fino a quando prometterà la stagione dell’avvenire, io ci sarò a inseguire il tempo. Ci sarò e porterò latte ai neonati delle fate. E nutrimento a chi vuole il dolce abbraccio. L’abbraccio del mondo. Cosa si nasconde fra le braccia della sera? La sera avvolge con un bianco velo un viso di donna, sempre lo stesso. Sempre la stessa melodia di voce, lenta e suadente. La sera porta con sé un’immagine di donna, che non può sfiorire e, nel grembo, un bimbo di vesti stracciate. La sera porta con sé l’amore nascosto, l’amore che non c’è.

Marcello Buttazzo