di Marcello Buttazzo –

Nella quiete del pomeriggio d’ottobre mi sovvieni. E sei onda di clamore. Sei un fiorire di parole. Mi entri nelle ossa. Sento chiara e pulita la tua voce, come ieri che t’ho vista e incontrata nel mio paese. E m’hai sorpreso. Sai che agognavo amore! Un amore di piume e di ali. Un amore volo di rondini ribelli, quelle che in primavera ritornano nella mia Lequile. E sono monito e messaggio. Sono canto silente di maggio. Io sono qui, in questo pomeriggio di paese. E spero (come ieri) di vederti un’altra volta ancora sbucare all’angolo della via.

Tu, barbaglio e stella, semenzaio, argento di virenti ulivi, soffio di luna, brezza ed ebbrezza. Stazione ultima, definitiva. Chiara. C’è pace oggi nel mio intimo. C’è amore diffuso. L’amore vince e avvince, fa girare i pianeti lontani, fa fiorire il mandorlo a febbraio. L’amore è un segno, un arcaico simbolo, un sentimento di ciò che siamo, di ciò che siamo stati. Di ciò che saremo. L’impronta sulla terra riarsa di vecchi contadini, le mani e i corpi segnati dalla fatica, dal sangue. L’amore è questo intendimento di vezzeggiare scenari plausibili. L’amore è agognare che l’universo giri a quote più normali. L’amore sconvolge, scombussola i dettami, scompiglia le regole auree dello stare al mondo. L’ardore d’amore squarcia veli, sbrindella dogmi e verità precostituite. Siamo nudi, nudi. Nudi davvero. Fuori dagli infingimenti ci annusiamo, ci riconosciamo, inseguiamo le stelle e le bellezze nascoste d’un possibile firmamento. L’amore è anelito di vita. Mi pulsa sempre dentro. Fiato, respiro d’estate, soffio di vento fresco, l’amore, che corre e ci lascia negli occhi il volto delle persone desiderate. Saperti adesso nel tuo altrove marino che percorri le strade mi concilia con l’esistenza. Pensiero morbido, il tuo. Effervescente allegrezza, sorriso di perla, tu sei.

Tu sei chiara. Sei quel che sei. E non passa. Tu vai per il mondo e non ti curi del tempo che fugge e si porta via con sé gli amori taciuti. Tu vai per il mondo con il rosso carminio del tuo bel viso. In quei tuoi occhi neri di cerva c’è la luna. Furoreggiano le stelle nei tuoi occhi. Nei tuoi occhi traluce il sole. E tutto l’amore di chi ti vuole bene. Ora avanza lentamente l’autunno. Ma ad ottobre che incede e procede, s’aspetta già il prossimo vento di primavera. La dolce stagione, che non perde mai il suo odore. S’attende, ad ottobre, la vita, il fiorire del sogno. E la primavera ventura, che non è inganno. La primavera è sogno. La primavera è il fiorire dirompente del susino. È l’uccello lirico, che canta senza posa nenie di stagioni perdute. È il tuo cuore, che sa rosseggiare su pagine da scrivere. La primavera come gioco all’incanto, è la meraviglia di saperti vicina. Sarai vicina. La primavera che verrà ancora un’altra volta è come “La canzone del sole” di Lucio Battisti. È miracolo, la primavera. Miracolo e vita che continua. La primavera, questa eterna scommessa che ritornerà.  Figlia del tempo, dell’amore vero. Che verrà.

Marcello Buttazzo