La voce dei poeti di Gaza
di Maria Grazia Palazzo –
SE IO DEVO MORIRE TU DEVI VIVERE
La voce dei poeti di Gaza, Poiesis editrice 2025
C’è modo e modo di parlare dell’oggi con una lingua che sia credibile e certamente la poesia sa trovare la strada, quando la voce in gioco non è quella dell’io ma del noi e si viene raggiunti dalla potenza dell’afflato. SE IO DEVO MORIRE TU DEVI VIVERE, La voce dei poeti di Gaza dà il titolo ad una antologia di poesia di poeti palestinesi, Poiesis editrice- Diwan della poesia, pubblicato sul finire dello scorso gennaio, a cura di Giuseppe Goffredo e rappresenta l’edizione italiana di versi gazawi, che hanno avuto un’eco mondiale, perché rappresentano lingua e sentimenti, radici culturali di Gaza. Il titolo ha origine da una celebre poesia, presente in quarta di copertina, di Refaat Alaree, ucciso dagli israeliani. Nel 2023 lo scrittore e giornalista marocchino Yassin Adnan, dopo il 7 ottobre 2023, volle raccogliere la testimonianza di quanto accadeva a Gaza, contattando e chiedendo ai poeti una poesia. La prima edizione dell’antologia usciva a Beirut e Baghdad e poi in Francia, a cura del poeta marocchino Abdellatif Laabi, da sempre attento traduttore della poesia e dei poeti Palestinesi. Sono 26 i poeti antologizzati, di cui 10 poete, di generazioni differenti, i cui nomi sono elencati in quarta di copertina. L’antologia si apre con tre diversi contributi introduttivi, particolarmente toccanti, quello di Yassin Adnan, Gli uccelli avevano previsto tutto, quello di Abdellatif Laabi, L’Impero della morte e il prodigioso della poesia, infine quello di Giuseppe Goffredo, la poesia è il battito cardiaco di Gaza. Nel corpo dell’antologia è offerta al lettore anche una breve nota biobibliografica dedicata ai poeti antologizzati che consente di contestualizzare grammatura e temperie poetica dei testi.
I versi proposti nell’antologia italiana hanno evidentemente avuto un’eco mondiale quale espressione di un sentire umano poetico ma anche politico dei poeti di Gaza di cui esprimono lingua, sensibilità, identità culturale e che sono stati finanche esposti in diversi paesi in cartelloni pubblicitari o durante manifestazioni di protesta contro la guerra e di sostegno al popolo palestinese, ci fanno percepire l’orrore disumano che si è consumato e si consuma ancora in quella terra.
Questa opera realizzata da Poiesis, con la traduzione dall’arabo di Antonino d’Esposito, è stata fortemente voluta da Giuseppe Goffredo, che prima che editore è poeta ed intellettuale da sempre impegnato nella battaglia civile e culturale, “sulle rive del Mediterraneo”. Qualche volta letteratura, arte e società sono vissute, indagate e interrogate, passo dopo passo, nei fatti, nelle parole di chi si pone la questione esiziale delle libertà e della pace, dei destini dei popoli, da dentro, contro ogni mistificazione di uno dei conflitti più disumani, disumanizzanti della contemporaneità, quale ormai ha assunto la narrazione, anche massmediale, su Gaza. Penso al lavoro multiforme ultra-quarantennale di Giuseppe Goffredo, mai arreso contro il potere di ogni macchina bellica che usuri e offenda il paesaggio e l’umanità che vi abita, e non posso che segnalare questa opera corale per la credibilità della sua cura poetica in un mondo, anche editoriale, mercatale, talvolta improvvisato, se non cavalcato da protagonismi di piccolo cabotaggio, privi di una reale esistenza. L’impegno e la testimonianza di Goffredo quale curatore dell’antologia, ha il decoro di una lunga militanza poietica, illuminata da iniziative e da opere di cui è egli stesso autore, prima che curatore.
Maria Grazia Palazzo

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