Il petto inchiodato
dagli anni aguzzi
un occhio color di voglia
l’altro di rabbia
capelli ricci
e sangue d’Africa
gonna rossa
e fremiti di vergine

Il broncio giocoso.
Il sorriso doloroso.
Fiera della tua bellezza,
arma di una guerra
già vinta

È da poco uscito (luglio 2025) il nuovo libro di poesie “Femminile, Singolare” (Poesie per un discorso amoroso) di Alessandro Zaffarano, pubblicato da Edizioni Milella di Emanuele Augieri. Alessandro Zaffarano è uno psichiatra e psicoterapeuta di riguardo di grande esperienza, originario di Bisceglie e residente a Lequile. Giovane, a 24 anni, nel 1975, ha esordito con la raccolta poetica “Condizione Uomo”, seguita da “Canzone per Caino” nel 1977. Fondatore ed animatore con Daniele Giancane, Raffaele Nigro, Francesco Nicassio, Tommaso Perdonò, ed altri giovani poeti, del Gruppo “Interventi culturali”, trasferitosi a Lecce per motivi di lavoro, nel 1980 è entrato in contatto con altri poeti, poetesse e letterati. Nella terra salentina conosce Antonio Verri, con il quale stringe una solida amicizia. Verri ospita ripetutamente sue poesie sulla rivista “Pensionante dei Saraceni”. La professione medica allontana in parte Zaffarano dalla produzione letteraria. Zaffarano torna a pubblicare poesia nel 2023 con “Diario d’un commosso viaggiatore”, un racconto continuo in versi d’uno spirito errante, vagolante ed empatico, capace di respirare e di donare amore, bellezza umana, sentimento. Di fatto, anche negli anni della sua attività di psichiatra e psicoterapeuta, Alessandro Zaffarano, prendendosi cura di persone fragili, sofferenti, marginali, non s’è mai allontanato dalla poesia. Prima della poesia attiva, scritta, viene la vita. E Zaffarano, calpestando de visu i selciati rosso sangue e malagevoli del travaglio, non s’è mai scostato da una vocazione e da una concezione altamente poetiche della sua esistenza e di quella dell’altro da sé. “Femminile, Singolare” è un viaggio introspettivo nella variabilità dei corpi e degli spiriti umani. Un meticoloso scandaglio interiore condotto da Zaffarano, il cui mestiere di vivere è sì altamente poetico, ma pertiene anche alla capacità di indagare le ampie possibilità di dispiegamento della psiche umana. Epperò, la sua è un’inchiesta amorosa e sentimentale che sfugge all’analisi meccanicistica, ai rigidi, stereotipati e ferrigni domini della ragione. Bene ha scritto, a proposito di “Femminile, Singolare”, il professore Carlo Alberto Augieri: “Si continua a viaggiare, in questo libro, entro la lunga e profonda “messa in opera” poetica dell’Autore, che ascolta il mondo da uditore attento all’espressività dell’uomo, mai ridotta ad analisi “tecnica” di causa-effetto, ma aperta al dicibile dello scoprire, all’indicibile ancora da ricercare”. “Femminile, Singolare” è una raccolta di versi vibratile d’amore. Amore diffuso per la vita, la vita esperita. L’esistenza intensamente vissuta. In una nota d’apertura l’Autore sostiene: “Femminile, Singolare è, infatti, una piccola raccolta che ha come protagonista, soprattutto, il mondo delle relazioni tra uomo e donna giocate sullo spartito, vasto e variegato, dell’amore; da qui il sottotitolo “Poesie per un discorso amoroso”. Un mondo di relazioni intese come situazioni, storie, bisogni, sentimenti, desideri, delusioni, riscatti, futuro ed eros”. Compaiono, nella silloge, nitide considerazioni antropologiche sull’esperienza amorosa, sulla passione. La via d’un amore che sperimenta strade senza trovare le giuste parole per dire, per raccontare (“ed abbiamo finito/per scambiarci/solo il silenzio”), oppure viene enfatizzata la passione come “mare mosso”, come “moto ondoso”, in intensificazione “fino a burrasca”, ma anche i “venti di desiderio/di dimensione variabile” e “la passione calma/o poco mossa”; oppure l’amore che si disvela al momento del distacco, e l’amore che “vuole la bocca/per i baci, per le parole”. L’Autore si pone l’intrigante quesito: “Cosa vedono gli occhi del cuore che altri non vedono?”. C’è in questi versi la consapevolezza che l’amore è una tavolozza di vividi e scuri colori, un vasto caleidoscopio d’anima. L’amore può essere brezza ed ebbrezza, perfino incanto, ma esso può svolgersi anche nella linea un po’ umbratile della perdita, dell’abbandono. Si può avere perfino la contezza in una storia sentimentale d’essere andati fino a un certo punto sottobraccio, d’avere seguito strade che però “non sono diventate vie/ed ormai ci scambiamo/solo il silenzio”. “Singolare, femminile” è un affascinante discorso amoroso, in cui la donna è pensiero dominante e cimento di corde amaranto. Liricamente vengono tratteggiate storie di donne, alcune reali, altre personificazione di sentimenti (che Zaffarano ha conosciuto nella sua vita personale e professionale), altre donne ancora che hanno narrato direttamente all’Autore l’interiorità del loro mondo interno. E così scorgiamo donne coraggiose che non hanno paura di rimanere sole con le loro turbolenze e con i loro scontenti. Esse rivendicano il bisogno affettivo ed effettivo d’avere un compagno maturo, “un fidanzato a lungo termine”, e mai un guardiano castrante del corpo e del cuore. Donne sensuali sitibonde di desiderio, pronte ad accogliere l’inebriato e rispettoso “pellegrino”. Donne con un corpo imperfetto (e quindi reale), capaci di partorire una identità adulta. Donne che sono libere di percorrere i sentieri della vita con avvedutezza, che cadono, inciampano, si rialzano, sono in sintonia con il proprio sé, con nell’intimo sempre lo stupore bambino. Donne con gli occhi neri, con le labbra rosse, che sanno di more selvatiche, che hanno l’ardire di proseguire il cammino della vita a testa alta anche dopo un abbandono. Le figure femminili sono pulsanti di vita. Sono donne che hanno traversato e che traversano le incerte stagioni. Donne che magari a volte per troppa sensibilità non sanno tradurre il dolore in parole, oppure mogli e madri che conservano le ferite nel cuore, oppure donne che giocano a nascondersi con il desiderio di farsi trovare, donne che assecondano il desiderio integrato come onde di scirocco. Molto preganti di venustà le due canzoni dedicate alla signora Maria, la quale aveva le gambe brutte, la bocca storta, gli occhi porcini, ma conosceva il mare, “aveva scolpito negli scogli la libertà delle onde”, era in grado di scrivere fiabe per gli uomini duri. Colpisce positivamente l’orgoglio di Penelope, che non sa che farsene d’un amante assente, latitante, che ha smarrito la via del ritorno. La meravigliosa Penelope di Zaffarano sa predefinire e prescegliere compiutamente, e sa decidere con chi dividere il pane e il cuore. In “Femminile, Singolare” anche gli uomini parlano e raccontano con voce unica e irripetibile. Sono uomini che sanno amare la donna, rispettando la sua precipua interiorità e integrità, uomini che scolpiscono nell’anima la figura della persona amata, uomini soli che patiscono una lontananza (“non ci sono più/i suoi occhi”) e vanno alla ricerca d’un altro destino. In “Femminile, Singolare” davvero campeggia un universo multipolare di intense relazioni umane e amorose. Giochi di capelli e di mani, voci.  Persone d’amore che si lasciano e s’imbarcano su treni occasionali dalle strade differite, ma anche persone d’amore che hanno abbracciato rotte divergenti, senza però mai perdersi di vista. L’eros è acceso e dirompente in questa silloge, è un filo conduttore che si sostanzia in figure liriche suasive. La sessualità è lo stratagemma fisiologico e biologico che non solo garantisce la perpetrazione della specie (ciò che in embriologia si chiama “immortalità del germe”), ma assicura anche all’intimità di ciascuno di noi di entrare in contatto compartecipativo con l’altro da sé. E così in “Femminile, Singolare” possiamo leggere di bocche avide di baci, di cosce serrate sui fianchi, di pelle nuda come la terra nuda, di capezzoli puntuti e strabici. Possiamo leggere tutto l’ardore d’un intendimento poetico: “Guardami tutta e poi/ leccami/con la punta della lingua,/ assaggiami con le labbra/e poi tienimi in bocca/tutta intera”. Alcuni squarci lirici sono di sicuro effetto e raffigurano un “cielo imprigionato”, la luna come “amo appeso”, “la prigione d’un bacio”, “le cosce di luna”. L’introduzione del libro è di Anna Cellaro, che evidenzia le dolcissime risonanze femminili della raccolta “Femminile, Singolare”. Anna Cellaro scrive: “L’essere poeti significa forse anche custodire e coltivare una parte fragile verso quelle persone che fanno soffrire e gioire sino alla conquista di una vibrante saggezza maturata tra le luci e le ombre di una quotidiana partecipazione agli eventi che ci attendono a ci sorprendono”. In generale, in questa società che esalta giorno e notte i suoi falsi miti di cartapesta, dovremmo un po’ tutti prendersi cura del nucleo fragile del nostro sé. Quel nucleo vulnerabile, tenue, labile come fuscello sospeso nel vento, buono per imbastire un virente discorso amoroso.

Sono belle
le donne future
quando la primavera
spoglia i corpi sottili
ed acerbi
e i piccoli seni
gemmano
i fiori che saranno,
quando ridono complici
con gli occhi pieni di sole
imboccando strade
sconosciute ed incerte
dove proveranno
a diventare madri
senza perdersi come donne.

Marcello Buttazzo