“Come piuma sul palmo della mano” di Marcello Centonze
di Marcello Buttazzo –
Conosco da sempre Marcello Centonze. Anche se è nato a Magliano, Marcello abita da sempre a Lequile. Qui s’è sposato, tanti anni fa, con Paola, e nel paese della Valle della Cupa, alle porte di Lecce, respira il suo tempo. Laurato in Lettere Moderne presso l’Università del Salento, ha conseguito il Magistero di Scienze Religiose presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, si interessa di Ecumenismo e Dialogo Interreligioso. Uomo di passioni e slanci vitali, ama la poesia, il cinema, il teatro, i libri e i cantautori italiani. Anima vibratile del “Premio Civilia” (che viene dato ai cantautori), istituito dall’associazione culturale “Civilia” guidata dal presidente Alberto Minafra. In questi anni, m’è capitato sovente di incrociare Marcello in piazza San Vito a Lequile nelle prime ore del mattino. Lui ha insegnato per anni a Monteroni. Ci vedevamo e ci vediamo ancora oggi al bar del risveglio. Ci offriamo il caffè e scambiamo quattro chiacchiere. Ho sempre apprezzato l’umanità, la semplicità, l’umiltà, il sentimento fraterno del mio amico. Ho sempre ammirato il suo saper essere fortemente schivo, il suo prediligere l’eloquio contegnoso, le parole misurate, centellinate. Il suo saper entrare in sintonia con l’altro da sé, il suo saper condividere momenti e vissuti nei meati d’un alto e sensibile sentire umano. Quando ci incontriamo, quasi sempre in piazza, per me è piacevole parlare con lui. Quante volte ci siamo intrattenuti a discettare di musiche e parole, dei suoi amati cantautori, poeti pop del tempo moderno! Da poco Marcello è andato in pensione. E ha deciso di raccogliere e di compendiare i suoi vissuti, le gioie, i dolori, le ebbrezze, il suo relazionarsi con gli altri, in una raccolta di poesie dal titolo “Come piuma sul palmo della mano” (edizioni “Il mio libro”, acquistabile su Internet). Nella copertina del libro campeggia una intrigante illustrazione del professor Enzo De Giorgi. Marcello è un uomo d’amore, di vivi sentimenti.
“Come piuma sul palmo della mano” è la vita, questa corsa, rincorsa sui selciati del possibile. La vita, questo procedere a tempo limitato. La vita effimera, caduca. Epperò vita che va vissuta con decoro e con dignità, con un traposto intimo per tutti gli esseri umani. La vita ineludibilmente finisce, ma pemane sempre un barbaglio di sole, qualcosa che persiste all’irreversibile consumarsi della materia. Come canta Franco Battiato, “la vita non è una questione di tempo, è una questione di coscienza”. Roberto Vecchioni direbbe che “la vita è così grande che quando sarai sul punto di morire/ Pianterai un ulivo convinto ancora di vederlo fiorire”. La raccolta di poesie “Come piuma sul palmo della mano” celebra l’amore, l’amore piccolo, l’amore sentito, l’amore provato per gli altri, per una comunità di esseri umani, che sono cimento che accora in questo tempo turbolento, di centomila contraddizioni.
In “Come piuma sul palmo della mano” le dediche di apertura a Paola, a Sara, a Francesca, a tutta la gente incontrata per strada, “a chi ama la vita nonostante tutto”, sono sintomatiche ed emblematiche d’un profondo sentire. Nella silloge, ci sono versi dedicati alla figlia Francesca, ai suoi occhi, a rammemorare il tempo fanciullo: “E come un piccolo fiore/Ho accarezzato il tuo viso/Stringendo il tuo pianto”. Versi per la figlia Sara con l’esortazione a bere l’attimo del giorno che corre, scorre, a non aver timore del tempo che fluisce. Versi pensati per la moglie Paola, compagna e complice di sogni, con la quale oltrepassare la paura d’esistere. Versi di commemorazione, di vivido ricordo, redatti per chi non c’è più, per chi sa accarezzare dolcemente le vene rosso sangue del dolore. Densi d’umanità i versi scritti per una donna cilena, alla quale hanno ucciso il suo uomo. Un urlo alto levato contro le violenze e le efferatezze di tutte le dittature. Parole di intenso amore per i bambini vittime delle guerre. I bambini violati dai conflitti ferini hanno lo sguardo bianco, niveo, di giglio, come candida veste. Il sorriso verde, come canto di giovane donna. I bambini oltraggiati dalle guerre assassine hanno il sangue carminio, come amore di madre.
Versi teneri per Lucio Dalla, cantore di venustà, che con il suo sax e le piccole ali di angelo sporco ha lasciato un riverbero d’amore. Versi delicati per Claudio Lolli, che ancora oggi ci spinge a spezzare il pane compagno sui una terra liberata. Versi d’amore per Franco Battiato, che ha saputo cantare l’immaginifico, ha saputo vagheggiare il battello ebbro del sogno. C’ è una bellezza panica in queste poesie. Sono ridenti di zolle marroni gli ulivi, fra i muri a secco e pietra della terra salentina. La madre, anche per Marcello Centonze, è la musa primeva, la musa primigenia. Il ricordo della madre, dipartita per il suo altrove, è l’eternoritorno. Si fa viva sempre, la madre, bussa alle persiane della melanconia, della silente nostalgia. La madre non c’è più, ma anche adesso, soprattutto adesso, Marcello ha bisogno dei suoi occhi, del suo sussurrare sottovoce, delle sue mani tremanti. Marcello ha bisogno delle sue carezze.
Marcello Buttazzo

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