Sarà presentata domenica 27 aprile, alle 19.00, alle Officine Ergot in Piazzetta Falconieri a Lecce
la nuova raccolta di versi di Marco Vetrugno, “Organismi cedevoli”
edita da Manni nella collana “Occasioni” a cura di Anna Grazia D’Oria

di Mauro Marino

Spesso, è banale la poesia nel ricordo che ne abbiamo, materia scaduta nella scuola,  sempre infastidita  dalla libertà dei poeti. Solo pochi, accogliendola, imparano a  tradurla nel battito della vita… C’è poesia nel “no” che nega e non trova, non sa…
L’arte crea lontananza dall’io. Chi porta arte negli occhi e nella mente, “costui è dimentico di sé”, libero dall’ossessione di un pensiero che si vuole sempre “specializzato”, sempre “dritto”,  ci è guida Paul Celan nel nostro cercare… La lingua possiede qualcosa di personificabile e percettibile con i sensi, allenarsi è il monito: percepire il linguaggio come figura, direzione, respiro. Cercare, cercarsi, dare materia all’accorgersi, allo stupore di un sé lasciato all’inessenziale, indietro… Ed ecco che come persona cerco me persona in vista del luogo della poesia, del suo farsi libera, del passo in avanti. La poesia talvolta ci fugge innanzi, donandoci la svolta nel respiro… in quella misura fa dimora il sentire, l’essere pieno del poeta.
Marco Vetrugno “come un soldato” costruisce “barricate di parole”….
La poesia svela, dice mancanze. Non c’è tregua per chi si alleva “sensibile” con i nervi accesi nella danza della vita…. C’è da cercare, da fortificare l’innocenza: viene la paura, scontiamo patimenti, osiamo, ci facciamo clandestini, nascondiamo il coraggio e lo proviamo, continuamente lo  proviamo, certi, nell’angolo degli esiti… diamo misura, ordine al verbo, inventiamo un codice all’irrequietezza.
Organismo cedevole è il poeta leggiamo nel nono componimento:  “mi rivedrai/ scrivere/ nei brevi/ intervalli/ concessi dall’accidia/ per poi tornare/ irriverente/ con me stesso/ e con gli dei”.
Versi corti, scanditi dall’accapo, disegnano la pagina. Parole freccia attraversano il vuoto, fanno scortico nell’ossessione del nulla. E scuote l’esortazione: “Caro lettore/ datti un senso/ ricorda la tua voce…”. Andatela a leggerla per intero nel quindicesimo componimento. La nenia punk che urla, sento ancora, fa eco. Il suo “no future” ancora attraversa la pelle. Ciò che è stato, tutta la consapevolezza del tempo perduto s’accomoda nei racconti che dormono sospesi ai versi e trovi uno, un uno, quello sì,  ha saputo trovare voce, capace di far poeta l’atto, lo stare al mondo, l’esserci… “Io non ho mai saputo/ di cosa ho bisogno./ Ho solo le parole./ Vorrei ritrovarmi/ come il giorno/ della nascita/ l’isitinto traditore/ della madre/ cullato/ per poi essere buttato/ a vivere”… Già, buttati a vivere… Di questo siamo!

 Mauro Marino

Di Marco Vetrugno nel Magazzino di Poesia di Spagine “I versi del panopticon”

http://issuu.com/mmmotus/docs/13_-_spagine_-_magazzino_di_poesia_?e=9256684%2F7444283