di Marcello Buttazzo – In una società globale tecnologica, sviluppata, opulenta, è possibile che intere popolazioni soffrano ancora la fame? In un mondo che viaggia sulle creste del benessere, è mai concepibile che esistano ancora milioni di persone malnutrite e prive del necessario per vivere? La vorace e soverchiante civiltà capitalistica con le sue regole e leggi ferree ed elitarie, di fatto, tiene ai margini, relegati in zone d’ombra e di sofferenza, vasti strati dell’opinione pubblica mondiale. In quest’era di liberismi trionfanti, quanti sono i soggetti umani che non possono spezzare il pane compagno della condivisione e della libertà? Giorni fa, a Roma, alla quarantesima Conferenza Fao, è giunto un messaggio accorato, redatto da papa Francesco, il quale ha usato parole inequivocabili, ferme: “La fame e la malnutrizione non sono soltanto fenomeni naturali e strutturali di determinate aree geografiche, ma sono piuttosto la risultante di una più complessa condizione di sottosviluppo, causato dall’inerzia di molti e dall’egoismo di pochi”. Ha pienamente ragione il Santo Padre a denunciare con vigore la malapianta delle guerre, del terrorismo, che insanguinano le diverse contrade, che non sono fatalità, “ma piuttosto il risultato di scelte precise”. La fame stessa è una iattura, eticamente inaccettabile, scaturita sovente da politiche e da piattaforme scriteriate. È necessario più che mai adottare contromisure mirate per aumentare il livello di nutrizione e migliorare l’attività agricola. Dobbiamo affidarci alle mansioni primarie dell’umanità e della solidarietà, mettendo la Fao e le altre Istituzioni intergovernative nella possibilità di intervenire fattivamente e compiutamente. Convince profondamente l’invito spirituale e politico di papa Bergoglio. Il Creatore ha affidato i beni materiali e consumistici a tutti gli esseri viventi. Non è moralmente giusto che ampie fasce della popolazione mondiale vivano in una condizione di deprivazione di cibo. Molto oculatamente il Pontefice si rivolge anche ai governi del mondo, perché non riducano i loro aiuti verso i Paesi poveri, “difronte alle situazioni di crisi sempre più distruttive che si manifestano in diverse aree del pianeta”. E Francesco personalmente s’è unito al programma della Fao, annunciando di voler donare sementi alle famiglie rurali, che vivono in terre di conflitto e di siccità. Ora, fa bene al cuore osservare che un’Istituzione antichissima come la Chiesa cattolica sia davvero militante e impegnata in prima linea su questo difficile fronte.

Marcello Buttazzo