di Antonio Stanca –

Amedeo La Mattina è nato a Palermo e vive a Roma dove dal 2000 lavora come giornalista politico presso la redazione romana de “La Stampa”. E’ laureato in Giurisprudenza, ha studiato giornalismo alla Luiss ed è stato inviato dell’agenzia Ansa. Nel 2011 ha pubblicato, con la Einaudi, Mai sono stata tranquilla, dove ricostruisce la vita e l’opera di Angelica Balabanoff, attivista politica russa vissuta dal 1878 al 1965, che molto si adoperò per le sorti del partito socialista in Russia e in Europa.

Nel 2015 La Mattina ha esordito come scrittore con L’incantesimo delle civette, romanzo pubblicato nelle Edizioni E/O di Roma. Più che di un romanzo sembra si possa parlare di una favola tanto l’opera concede alla fantasia. E’ un lungo racconto compiuto dal protagonista, Luca, che ora ha quarant’anni e dice di quando ne aveva quattordici. Come dichiara all’inizio il tempo trascorso, la vita vissuta, le situazioni che si sono succedute hanno reso molto deboli i confini tra il ricordo e il sogno, tra la realtà e l’immaginazione. Questa condizione del suo spirito incerta, indefinita vuole rendere lo scrittore, in quest’atmosfera sospesa vuole far rimanere l’intera opera.

Luca vive ora lontano da Partinico, il suo paese d’origine a poca distanza da Palermo. Quanto racconta è avvenuto quando stava nel paese ed aveva finito la scuola media. Era di buona famiglia, il padre medico prestava servizio presso l’Ospedale ed aveva l’ambulatorio. Insieme a quelle degli altri medici del paese era una famiglia che si distingueva in un posto dove si viveva in condizioni piuttosto arretrate. Rispetto alla sorella Marta Luca era svogliato, non gli piaceva la scuola, non voleva studiare e molto del suo tempo dedicava al gioco del calcio e al flipper. Questo gli aveva procurato l’ostilità del padre che non sempre veniva mitigata dagli interventi della madre.

Durante l’estate del 1967, quando appunto Luca ha finito la scuola media, giunge a Partinico la troupe del regista Damiano Damiani perché in quel paese si era deciso di girare il film “Il giorno della civetta”, tratto dal famoso e omonimo romanzo dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia. Questi lo aveva scritto nel 1960 e pubblicato nel 1961. Gli era stato ispirato da un vecchio fatto di cronaca avvenuto in Sicilia nel 1947, quando a Sciacca il sindacalista comunista Accursio Miraglia era stato ucciso dalla mafia di Cosa Nostra. Sciascia era stato uno dei primi scrittori che aveva avuto il coraggio di denunciare la presenza e le azioni della mafia in una regione come la Sicilia dove non solo non la si accusava ma si aveva verso di essa un atteggiamento reverenziale.

Ora Damiani, sulle orme di Sciascia, vuole ripercorrere la stessa strada e lo vuol fare con un cast di attori d’eccezione quali Franco Nero e Claudia Cardinale. Intanto l’arrivo in uno sperduto paese siciliano di personaggi così importanti e così noti, tante volte ammirati al cinema o in televisione, ed ora vicini, veri, la possibilità di vederli, di parlare con loro, avevano suscitato a Partinico un’ondata di entusiasmo che aveva coinvolto tutti, giovani e vecchi, uomini e donne. Molte, moltissime persone seguivano le riprese del film, le recitazioni degli attori, le scene sul set che era stato allestito in piazza. I più giovani, i ragazzi, erano diventati tanto curiosi, tanto interessati che avevano finito di scontrarsi tra loro nelle famose guerre di quartiere, alle quali prendeva parte anche Luca, e cercavano in ogni modo d’incontrare, vedere da vicino un attore come Franco Nero, il protagonista, l’eroe di molti film che li avevano incantati, oppure un’attrice come Claudia Cardinale così bella, così brava nei film che avevano visto. Ora la potevano trovare per strada, potevano parlare con lei, una dimensione quotidiana aveva assunto la sua vita nonostante i suoi impegni. Una rivoluzione stava avvenendo a Partinico, la vita stava cambiando da quando si girava il film, le ragazze si vestivano alla moda e pure i ragazzi, nei locali pubblici, nei negozi c’era un movimento maggiore. Si parlava del film, degli attori, ci si chiedeva cosa facevano, dove stavano quando non recitavano. Una ventata di pensieri nuovi, diversi scuoteva il paese ed uno dei suoi ragazzi in particolare, Luca. Egli, più degli altri, viene attirato dalla persona, dai movimenti, dallo sguardo, dalla voce di Claudia Cardinale, dai brevi scambi che ha con lei. Pensa a lei anche quando è lontana, la cerca anche quando non sta sul set, è rimasto abbagliato dalla sua bellezza, si è innamorato di lei, sogna una vita insieme a lei. Quella di Luca diventa una passione incontrollabile che lo porta a scambiare le brevi parole che l’attrice qualche volta gli concede con un segno di corrispondenza, a fargliele credere una prova d’amore. Niente servirà a distogliere Luca da tale accensione. Gli amici, accortisi, lo consigliano di controllarsi, gli dicono che i suoi sogni non possono avverarsi perché diverso è tutto tra lui e la Cardinale, perché finito il film lei se ne sarebbe andata lontano da Partinico. Ma Luca rimane convinto che i pensieri suoi sono anche quelli dell’attrice e, perciò, sconvolto rimane quando insieme agli altri della troupe la Cardinale lascerà il paese prima che il film sia ultimato e per motivi estranei alla sua lavorazione. Non si riprenderà più dallo stato in cui cade e la narrazione del La Mattina, mai completamente vera e mai completamente inventata, finisce col rappresentare la prova riuscita di un equilibrio così difficile da ottenere quando gli elementi sono così diversi.

Antonio Stanca