Il “Mondo Antico” di Filomena Gagliardi
di Marcello Buttazzo –
Laureata in Lettere classiche, dottore di ricerca in Filologia classica, docente presso il Liceo Scientifico A. Orsini di Ascoli Piceno, Filomena Gagliardi collabora con riviste culturali. Ha pubblicato i suoi versi in antologie e raccolte e ha avuto riconoscimenti in premi letterari. Nell’ottobre 2022, ha dato alle stampe il libro di poesie “De viris illustribus”, edito da Nulla die.
Si tratta d’una raccolta di brevi componimenti dedicati a personaggi del mondo classico. Qui traspare tutto il diffuso, profondo amore dell’autrice per un mondo mitico, illeso, di assoluta grandezza e bellezza. Il suo è un sentito omaggio alla cultura classica, ad universi di chiaro nitore, animati da poeti, poetesse, re, condottieri, eroi, filosofi. Epperò, “De viris illustribus” non è solo la descrizione e la trasposizione lirica di personaggi illustri, che con il loro insegnamento, il loro carisma, le virtù, hanno lasciato un patrimonio incolume d’esperienze e letterario, ma è anche una fotografia lucida d’una realtà effettuale presente. Lo scandaglio di Filomena Gagliardi in un mondo antico è reso possibile tramite il medium della poesia. La poesia, tra le altre cose, ha un’enorme valenza etica, funge da microscopio elettronico per scendere fra le pieghe più amaranto delle cose. La poesia è uno strumento conoscitivo per far balenare alla luce fatti antichi e contemporanei. La poesia serve anche per farci agognare i soli e le aurore delle stagioni future. Con “De viris illustribus”, Gagliardi si concentra su uomini e donne esemplari, che hanno saputo dare luce, che hanno saputo illuminare. Nell’esergo (“I classici non ci deludono mai”) appare già la filosofia costitutiva del libro di poesie di Gagliardi, rivolto a una temperie e a uomini e donne d’un passato barbagliante. Un’epoca memorabile e meravigliosa. Un modello antropologico, che, soprattutto in quest’era odierna superficiale e sventata, dovremmo saper recuperare. Su Satisfiction (rinvenibile sulla Rete), Rita Bompadre scrive, a proposito di “De viris illustribus”, che gli uomini illustri di cui parla Filomena Gagliardi sono interpreti del comune desiderio di rigenerazione e di rinascita interiore. In essi alloga la saggezza, la purezza morale, la capacità suprema di farsi portatori di principi e di valori condivisi. E, ovviamente, la poesia è il portato più adatto per rappresentare quel cimento comunitario, in nome d’una possibilità di poter condividere tutti assieme storie, vicende, vite, prototipi di virtù e di venustà.
Su Satisfiction, Rita Bompadre evidenza lo stato dell’arte d’uno scritto (“De viris illustribus”) lineare e davvero interessante e di Filomena Gagliardi dice: “La poetessa ripercorre l’uguaglianza dei sentimenti, la necessità spontanea di ricordare l’autenticità del bene, il rapporto tra la vita dell’uomo e le compiute aspirazioni della sua natura. Nell’evoluzione della ragione, l’uomo, nel dominio dei propri impulsi sensibili, è simbolo della virtù”. In “De viris illustribus”, Gagliardi compie un’indagine intima e introspettiva relativamente a trascorsi leggendari. Le esperienze di aurorale lucore di chi ci ha preceduto su questa Terra di turbolenze e di contraddizioni dovrebbero servire per lumeggiare gli ordinari accadimenti umani. Gagliardi nel suo libro impiega un linguaggio moderno, essenziale, minuzioso, ridotto all’osso. L’autrice non eccede in alcuna ridondanza nel lessico, non indulge in orpelli che potrebbero solo appesantire la pagina e la vita. Le sue istantanee sono scattate con il flash della cultura classica, mutuata in un procedere modernissimo, alfine di esplorare l’eterna vicenda umana. L’atteggiamento scritturale di Gagliardi è molto positivo e propositivo, perché l’autrice soffermandosi prevalentemente su re, condottieri, filosofi, poeti, poetesse dell’età classica, riesce altresì a penetrare nel connettivo d’un presente, che deve saper bere acqua cristallina di fonte, deve sapersi nutrie alla sorgente d’una adamantina bellezza. “In queste poesie ho raccontato sinteticamente alcune tappe essenziali della nostra civiltà che è nata nel mondo antico e che può proseguire il cammino solo se mai rinnegherà le proprie radici”.
Sfogliando “De viris illustribus” compare una galleria di personaggi che danno significanza alla nostra vita, a tutte le vite. Omero, poeta alato, veggente, conoscitore del passato e del presente; Esiodo, primo poeta reale, artefice poetico del Cosmo, visitato in sogno dalle Muse; Alceo, poeta della libertà, che ha cantato contro i tiranni; Solone, poeta delle Leggi, difensore della Giustizia; Aristotele, artefice della Scienza; Erodoto, fondatore della Storia, narratore della meraviglia; Tucidite, scrittore “politico”, combattente, ardente democratico; Demostene, baluardo ultimo della libertà ellenica. Ancora, Alessandro, Platone, Socrate, Epaminonda. Ed ancora, Nevio, libero poeta, mai scriba, mai servo del potere; la delicata ed inarrivabile Saffo, amante, maestra, poetessa. Ripercorrendo il mare epico, narrando gli eventi stessi, Gagliardi è convinta che Ulisse è sempre presente, riaffiora ad ogni passaggio, ad ogni incrocio, ad ogni snodo, come tempietto perenne. Ulisse è l’antesignano d’una canzone moderna, pop. Riascoltando oggi “la mitica epopea” di Ulisse, la poetessa Gagliardi approda in un porto sereno di barche ammarrate. Gagliardi sa che gli uomini illustri non sono solo un patrimonio del passato. Essi possono essere vivi e operanti anche nella contemporaneità: “Talora nascono anche oggi/uomini illustri./ Sono persone semplici/che incontriamo per caso/magari in biblioteca. E ci entrano/nella Vita”.
Marcello Buttazzo

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