di Antonio Stanca –

Il vecchio che leggeva romanzi d’amore è il romanzo più noto dello scrittore Luis Sepúlveda, gli ha procurato il Premio Tigre Juan e lo ha reso noto in ambito internazionale. Lo scrisse nel 1989 ed ora Guanda lo ha proposto nella serie Tascabili con la traduzione di Ilide Carmignani.

Sepúlveda è nato in Cile, Ovalle, nel 1949, e quest’anno è morto di Covid in Spagna, Asturie. Aveva fatto parte della Gioventù Comunista Cilena, poi del Partito Socialista, poi della guardia personale di Salvador Allende ma dopo il colpo di stato di Pinochet era stato arrestato e mandato in esilio. Era il 1977, Sepúlveda sarebbe stato in molti paesi e infine si sarebbe fermato nell’Ecuador, nella foresta amazzonica, dove sarebbe vissuto per un certo tempo con gli indios Shuar e da dove gli sarebbe venuta l’idea di questo romanzo, del suo protagonista.
Temi ricorrenti nelle sue opere sarebbero stati l’amore, la passione, la fiducia nei valori dello spirito, la difesa dell’ambiente naturale dai pericoli, dalle devastazioni della modernità, il viaggio come modo per vedere, conoscere, l’impegno politico, sociale volto alla salvaguardia del pianeta, l’aspirazione ad un’umanità capace di nutrire, per seguire degli ideali.
Ha fatto parte di importanti associazioni ambientaliste. Ha scritto anche favole, nelle quali si è proposto finalità di carattere morale, con le quali ha svolto una funzione didattica. Si è distinta Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare del 1996.

Vuole mostrare, indicare, suggerire, insegnare Sepúlveda, vuole insegnare a pensare bene, a volere bene, a vivere bene, a stare insieme in un ambiente sano, a ritrovarsi, a capirsi poiché minacciati dalla vita moderna vede questi che sono stati dei valori fondamentali per l’umanità. Molti sono, nei romanzi, i personaggi nei quali si trasferisce, s’immedesima, ai quali assegna funzioni di guida, di capo, attribuisce qualità superiori, pensieri, azioni ispirate a virtù, a spirito di verità, di giustizia, a rispetto delle regole. L’innata propensione verso l’esterno, verso gli altri, le giovanili idee politiche di carattere comunitario, la militanza nel partito comunista e poi socialista, tanta vita trascorsa in paesi arretrati se non tra gli indigeni a contatto con la natura, i progetti per la salvaguardia dell’ambiente, lo avevano formato nel corpo e nello spirito. Sempre si vedrà Sepúlveda impegnato a presentare personaggi che a lui vuole vicini, a farli agire in un romanzo o in una favola, in un ambiente urbano o naturale. Coraggiosi, sicuri, capaci li mostrerà, li farà risaltare sul contesto, degli eroi ne farà quando ormai di queste figure sembravano finiti i tempi.

Nel romanzo Il vecchio che leggeva romanzi d’amore il maestro di vita, di virtù, di forza fisica e morale, l’eroe è Antonio José Bolivar.

Proviene dai paesi della sierra, ha molto peregrinato, come l’autore è vissuto per un certo tempo all’interno della foresta amazzonica insieme agli indigeni, da loro ha molto imparato della vita della foresta, come muoversi tra le sue piante, i suoi animali, come sopravvivere, come difendersi. Si è poi sposato, ha cercato di sistemarsi, si è adattato a tante situazioni, la volontà e la pazienza sono state le sue doti principali. È giunto con la moglie a El Idilio, un villaggio di cacciatori e pescatori compreso tra la foresta amazzonica e le acque di uno dei fiumi che la lambiscono. La moglie non accetterà di vivere con i selvaggi, lo lascerà, se ne andrà e, rimasto solo, Antonio entrerà a far parte di quella comunità. Diventerà un suo membro importante, imparerà tante cose che si aggiungeranno alle altre che già conosceva.

Ma ormai è diventato vecchio e vive in una capanna ai limiti del villaggio dove si dedica alla lettura di romanzi d’amore. Glieli procura il dentista che a El Idilio arriva ogni sei mesi, insieme al postino e ad altri funzionari, tramite un barcone che procede lentamente nel fiume fermandosi, all’andata e al ritorno, nei villaggi, nei paesi, nelle città che lo costeggiano. Non sa leggere bene Antonio, impiega molto tempo per capire le parole, per finire un libro ma non rinuncia. I romanzi d’amore sono i suoi preferiti, di quell’amore che viene contrastato e che poi trionfa e porta all’unione degli innamorati, di quell’amore forte che era anche quello di Sepúlveda.
A El Idilio è invidiato per questa sua passione e per come vi si dedica, è pure molto stimato e rispettato perché più di tutti conosce la vita della foresta. Per questo motivo il sindaco si rivolgerà a lui quando avrà bisogno di dare la caccia, di eliminare il tigrillo che sta uccidendo tante persone perché furioso è diventato da quando un cacciatore ha sterminato i suoi cuccioli. Il tigrillo è un animale feroce, un felino molto agile, le sue dimensioni non sono molto grandi, è detto il gatto-tigre, si nasconde con facilità, si mimetizza tra le piante e assale con rapidità. Ha unghie e denti molto aguzzi e con essi strangola le sue vittime. C’è da aver paura ma Antonio non avrà paura e, pur essendo avanti negli anni, compirà un altro gesto eroico, scoverà il tigrillo e lo ucciderà. Libererà El Idilio di quella che era diventata una minaccia sempre presente, un terrore diffuso.

Un’altra volta Sepúlveda ha mostrato come il bene possa vincere sul male, la vita sulla morte, un altro esempio di virtù ha rappresentato, un altro eroe ha creato. Lo ha fatto vedere insieme alle luci, ai colori, alle meraviglie di quella foresta amazzonica che tanto ha difeso dall’assalto dei tempi. Non c’è momento, nel libro, che non dica di questa, che non la metta in risalto. Insieme a quello del protagonista è l’altro personaggio dell’opera.

Antonio Stanca