di Marcello Buttazzo –

Per Les Flaneurs è in distribuzione la nuova silloge di Ilaria Palomba, dal titolo evocativo “Scisma”. Come testimonia l’autrice in una nota “Scisma” è stato scritto e riscritto nel corso d’un paio d’anni in ospedale, a partire da un diario poetico che la poetessa condivideva durante la lunga degenza nell’unità spinale del CTO di Garbatella, dal 25 maggio al 28 ottobre 2022, dopo un mese di rianimazione all’ospedale San Giovanni Addolorata.

“Scisma” è una straordinaria storia poetica, l’autobiografia in versi d’una donna che ha visto il suo corpo lesionato, frantumato, le vertebre esplose. Una donna che è caduta, ma nel fondo del fondo ha saputo cercare scaturigini d’una risalita, d’una difficile rinascita. Una poetessa che per tanto tempo ha fatto i conti con il corpo, con la biologia, con la fisiologia, con tutte le propaggini che ne rispondono. Non dirò mai che “Scisma” sia una dolente autobiografia poetica, perché in ogni verso ho scorto la bellezza umana di Ilaria, la sua forza dirimente, la sua brama profonda, il suo agognare intimo, il suo desiderio ricercato di trasformare eventi distruttivi in accadimenti costruttivi, sorgivi, salvifici. Certo, nella descrizione dei giorni, la sofferenza fisica e psichica della poetessa è lacerante, ma lei sa guardare anche altrove, fuori di sé, in un altrimenti, in una trascendenza.

La poetessa capitola tante volte, in “Scisma”. Avvertiamo la fatica del suo percorso, ma non per questo ammainiamo la bandiera. Luigia Sorrentino scrive nella prefazione: “Scisma, il diario che Ilaria scrive giorno per giorno dopo il risveglio dal coma, è, in realtà, una fuga dalla morte e la possibilità d’una nuova vita”. “Scisma” è diviso in giorni di degenza. Ogni giorno è una stanza di sensazioni, di sentimenti, di scivolamenti. La ferita dell’incidente, della caduta, è viva. Ilaria nel fondo nerissimo cade centinaia di volte. L’ospedale, a volte, balena e traluce d’una inaspettata luminosità. “La luce dell’ospedale/è incisa in me con il fuoco…”; “Mi mancherà la luce di /Garbatella alle cinque/del mattino, insonnia/ e nostalgia di altre vite”. Nel racconto della vita d’ospedale pullula una viva umanità, che sovente riporta Ilaria alla sua dolente condizione di “midollo squartato”, di “vertebra esplosa”. Anche nell’ospedale, però, erompe l’esistenza. Ilaria, di tanto in tanto, si trucca, per illudersi d’essere fuori, al di là delle punture di eparina. È vero, Ilaria ha traversato un grandissimo, straziante dolore, ma nella autobiografia poetica “Scisma” ci guida, giorno dopo giorno, passo dopo passo, sulle chine della consapevolezza, della visione morbida e lirica dell’esistente. Ilaria ci porta sui selciati della grande poesia, perché “Scisma” è un’opera molto ricercata nella forma, nella semantica, nel linguaggio, nello stile. Ilaria scriveva sul suo cellulare le poesie e le postava sulla sua pagina Facebook.

Seguo Ilaria sulla macchinetta tecnologica e posso quotidianamente ammirare una donna molto sensibile, virtuosa, rispettosa del prossimo, innamorata della vita. Ilaria è una scrittrice di enorme cultura, che non usa la parola solo a scopo terapeutico. Tutt’altro. La parola della poetessa romana è costruttrice di visioni, di immagini, di scenari. Ilaria Palomba ha fatto sua la lezione di Arthur Rimbaud. Il poeta è un visionario, che sa tratteggiare e vedere la poesia dell’avvenire, oltre lo stretto giardino.

In “Scisma” numerosi sono i rimandi letterari, soprattutto a Louise Gluck, ad Amelia Rosselli, a Paul Celan, a Thierry Metz, all’amata Alejandra Pizarnik, ma anche a Deleuze, a Lacan. Vorrei concludere con una piccolissima considerazione. Luigia Sorrentino, nella prefazione, osserva che nell’intera raccolta ricorra frequentemente la parola “amore”. E, senz’altro, anche per Ilaria l’amore ha un suo profondo significato ontologico e antropologico. Ilaria Palomba è una poetessa d’amore. E l’eterno stratagemma dell’amore trova nei versi dei poeti, delle poetesse, una sua alta significazione. A tal proposito, vi propongo l’ultima poesia della raccolta “Scisma”:

Questo dovrebbe portarci alla resa
il silenzio delle basiliche, lo spazio
aperto dei chiostri. Solo questa
prima luce dovrebbe incidersi
nella volontà e disincarnarla.
Non la legge di un insieme
senza verità. Solo questo
giardino capace di fiorire
nel dimenticarsi.

Marcello Buttazzo

Ilaria Palomba, scrittrice, poetessa, studiosa di filosofia, ha pubblicato i romanzi “Fatti male” (Gaffi), “Homo homini virus” (Meridiano Zero; Premio Carver 2015), “Una volta l’estate” (Meridiano Zero), “Disturbi di luminosità” (Gaffi), “Brama” (Perrone), “Vuoto (Les Flaneurs; presentato al premio Strega 2023 e vincitrice del premio Oscar del Libro 2023). Inoltre ha pubblicato le sillogi “Mancanza” (Augh!), “Deserto” (premio Profumi di poesia 2018), “Città metafisiche (Ensemble), “Microcosmi” (Ensemble, premio Semeria casinò di Sanremo 2021; premio Virginia Woolf al premio Nabokov 2022). Ha scritto, tra l’altro, per “La Gazzetta del Mezzogiorno”, per “Minima et Moralia”, per “Il Foglio”. Ha fondato il blog letterario “Suite italiana”, collabora con varie riviste, fra cui “La Fionda”, “La città delle donne”, “Verso libero”.