Sara Ciafardoni, dalla malattia alla scrittura
di Antonio Stanca –
Una nuova edizione di Con tutto l’amore che so, breve romanzo della giovane scrittrice pugliese Sara Ciafardoni, è uscita l’anno scorso per conto di TS Edizioni. Nel 2019 c’era stata la prima edizione. Allora la Ciafardoni aveva appena quindici anni, era stata la sua prima opera, la prima volta che era riuscita a comporre, ordinare la sua voce e farla sentire. Quella della scrittura era un’aspirazione che aveva cominciato a nutrire in quegli anni e che proveniva dalle sue gravi condizioni di salute, da una malattia che la costringeva a stare a letto e a lunghe degenze in ospedale. Uno stato di fermo e di dolore che non accennava ad alcun miglioramento ma che non le aveva impedito di seguire, anche se da casa, studi regolari, di tenere una propria rubrica su Instagram, di coltivare altri interessi, di intrattenere, nella sua stanza a casa, rapporti di amicizia con coetanei e ultimamente un rapporto intimo, d’amore, un fidanzamento con Alan, studente di poco più grande e vicino di casa. Molto amata era, poi, dai genitori e dalla sorella che niente le facevano mancare di quanto serviva a farla sentire contenta, soddisfatta. Ora ha diciannove anni, ha finito con gli studi superiori, ha scritto altri romanzi, è più conosciuta, continua con i suoi impegni ma anche con quel senso di angoscia che era stato della ragazza disabile, della Sofi del primo romanzo che aveva detto di tutte le sue cose e del dramma che soffriva. Da qui il suo bisogno di scrivere, da qui Con tutto l’amore che so che tanto assomiglia ad una confessione, che tutto contiene della Sofi di allora, del suo amore per la vita, della sua gioia per quanto di bello, di buono, di utile ci può essere, si può fare, del suo piacere di amare e di sentirsi amata ma anche del suo dolore per i suoi limiti, le sue impossibilità. Tra i due estremi si muove la narrazione, a vincere sarà sempre quello della speranza, della fiducia, della buona volontà, del bisogno di andare oltre il problema, di superarlo.
L’opera è intramezzata da molti brani in versi che riprendono i motivi del narrato e li trasferiscono in una dimensione lirica, ne ricavano immagini da favola, da sogno. Pura, incontaminata diventa spesso la lingua poetica della Ciafardoni. La prosa, la poesia sono modi che le consentono di superare l’assurda situazione che sopporta. Ce ne sono altri, tanti altri, sono gli interessi che coltiva, che cerca, che insegue perché alla vita non smette di credere, di rimanere attaccata. Ancor più convinta è diventata da quando è con Alan che tanto coraggio le infonde. Un rapporto il loro che avviene all’insegna di un affetto, di un amore liberati da ogni vincolo.
Risulterà tanto vicino il discorso della Ciafardoni di questo libro da coinvolgere il lettore fin dall’inizio, da convincerlo anche se molte sono solo fantasie. Un esempio diventerà di quanto, di come debba essere inteso un problema come quello della malattia che tanto si sta diffondendo ai giorni nostri e che difficile risulta ancora da accettare, capire, trattare.
Antonio Stanca

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