di Fabio A. Grasso

I restauri hanno in genere molti meriti che possono andare, ad esempio, dal semplice porre l’attenzione su di un’opera d’arte (pittura, scultura, architettura, etc.) in senso stretto – talvolta, infatti, in quanto poco conosciuto l’oggetto del restauro può aprire scenari storico-critici su autori più o meno studiati – fino a toccare, nei casi religiosi, quell’umanità devozionale che è tema importante per la comprensione più profonda di un territorio.

Il caso, che lasciamo raccontare direttamente a uno dei protagonisti, abbraccia proprio i due aspetti artistico e religioso cui si accennava. Il restauratore è Marco Fiorillo; l’opera è una scultura in cartapesta proveniente dalla chiesa intitolata alla Madonna di Costantinopoli a Cannole (Lecce).

Quando ha preso avvio il restauro?

Nel settembre del 2024, dopo l’approvazione della locale soprintendenza, accolgo in laboratorio la statua, un gruppo composto da una Madonna con in braccio il Bambino affiancati da un turco, particolarmente venerata a Cannole. Dopo i primi saggi di pulitura il risultato è chiaro: l’opera, in cartapesta policroma, è stata rimaneggiata e ridipinta più volte. L’ultimo intervento risale al 1997; si contano, però, almeno altri tre strati di colore sovrapposti all’originale.

Quale il momento più significativo del restauro?

Dopo il sopralluogo della soprintendenza si è deciso di proseguire con la pulitura totale della superficie e quindi con la rimozione accurata di ogni ridipintura, stucco e rifacimento plastico. Nei giorni successivi, proseguendo nell’operazione, ci si accorge che sotto i quattro livelli di ridipintura si trovava un consistente strato di cartapesta che “rimodella” letteralmente la scultura e al di sotto un’altra scultura con panneggi diversi, più ricercati e sicuramente più antichi.

Dopo il ritrovamento della “prima statua”, sotto l’altra e più recente, è stato possibile capire chi sia l’autore e quindi il periodo in cui è stata realizzata?

Nei mesi successivi mano a mano che venivano rimossi i consistenti strati di carta, gesso e colori vari, si assisteva alla comparsa di una nuova scultura, molto più bella, dal modellato prezioso ed elegante con rimandi alla scultura napoletana del sec. XVIII. Dopo mesi di lavoro, nonostante la superficie riportata alla luce avesse subito anch’essa numerosi danni e ridipinture, mi son reso conto che l’opera poteva rientrare perfettamente nella produzione artistica salentina di fine Settecento e addirittura poter essere attribuita al maestro Pietro Surgente detto “Mesciu Pietru de li Cristi” (1742-1827).

Poche le opere attribuite sino ad oggi al Surgente e tra queste: la “Madonna delle Grazie” nella chiesa matrice di Acquarica – a mio avviso, estremamente somigliante nella fisionomia dei volti alle sculture a Cannole- e lo splendido “San Lorenzo” nella matrice di Lizzanello, unica opera firmata e datata 1782. In conclusione: a pochi giorni dalla consegna, nonostante la complessità e imprevista difficoltà del restauro, posso ritenermi felice anche per una scoperta importante perché restituisce al patrimonio storico artistico salentino una pregevole opera in cartapesta policroma della fine del sec. XVIII, da studiare ancora, che potrebbe essere nata dalle mani e dal genio proprio del Surgente.

Fabio Grasso