di Antonio Stanca –

Nato a Rio de Janeiro nel 1947, Paulo Coelho ha settantaquattro anni e dal 1979, da quando ne aveva trentadue, vive con la seconda moglie, Christina Oiticica. Non era ancora lo scrittore e il poeta noto di adesso, si era solo cimentato in alcune prove di scrittura e molto disordinata era stata la sua vita. Aveva trascorso un’infanzia e un’adolescenza all’insegna della disobbedienza, della rivolta, del rifiuto di ogni regola. Lo aveva fatto in famiglia e nel collegio religioso dove era stato mandato. A casa avevano creduto che i suoi fossero problemi dovuti ad una malattia mentale e lo avevano sottoposto a delle cure. Non erano servite giacché era una questione di carattere. Avrebbe, infatti, abbandonato la famiglia per accettare e praticare la cultura hippie, per dedicarsi all’alchimia, alla magia, per seguire le linee di una politica sovversiva, di contestazione. Sarà arrestato, messo in carcere e solo nel 1977 sembrerà redimersi dalle credenze, dai propositi che lo avevano portato fino a quel punto.

Cercherà fuori, in Inghilterra, a Londra, nei Paesi Bassi, una nuova maniera, una nuova vita, si convertirà al cristianesimo grazie ad un maestro spirituale che chiamerà sempre “J”, farà parte del RAM, un gruppo cattolico che si proponeva di compiere il “Cammino di Santiago”, un pellegrinaggio che risaliva al Medioevo e che Coelho intraprende nel 1986. Intanto, nei primi anni ’80, aveva cominciato a pubblicare: agli inizi non aveva avuto successo e solo nel 1987 con Il viaggio di un mago, diventato nel 2001 in Italia Il cammino di Santiago, si era visto ben accolto. Nell’opera compare quello che sarà il suo tema ricorrente: “lo straordinario risiede nel cammino delle persone comuni”, nel processo, cioè, che le porta a superare la loro condizione, gli ostacoli che vi sono connessi e a farsi conoscere, a farsi valere. Così sarà ne L’alchimista, il romanzo che verrà nel 1988 e che diventerà il suo più noto: nel 1990 aveva venduto ottantacinque milioni di copie, era risultato il libro più tradotto e più famoso scritto in portoghese ed era rientrato nel Guinness dei primati.

Verranno molte altre opere, soprattutto romanzi, nei quali lo scrittore brasiliano s’impegnerà a rappresentare persone del popolo che di fronte ai problemi della vita stabiliscono come comportarsi, come procedere, come affrontarli. Pubblicherà anche brevi volumi nei quali raccoglierà le parti, le espressioni più salienti delle sue opere. Non si fermerà mai. In molte lingue saranno tradotti, molti e importanti premi riceveranno i suoi libri, di essi sono state vendute nel mondo più di duecento milioni di copie.

Attira il suo linguaggio non costruito, non studiato perché semplice, scorrevole, naturale, la sua attenzione ai casi della vita quotidiana, a come possono trasformarsi, dove possono arrivare, a come possono concludersi. Casi semplici, anonimi che diventano unici, clamorosi. Sarà uno di questi il caso di Mata Hari, la bellissima ballerina olandese della quale Coelho scrive in La spia, romanzo pubblicato nel 2016 e a Novembre dell’anno scorso comparso come allegato ai periodici del gruppo Mondadori. La traduzione è di Rita Desti. Da uno sperduto paese della periferia olandese, dove era nata e dove si chiamava Margaretha Geertruida Zelle, Mata Hari giungerà a farsi conoscere e desiderare da tutta la Parigi della Belle Époque, ad essere la ballerina dei più noti teatri della città, l’amica, la confidente, l’amante dei più importanti uomini politici, aristocratici, dei più ricchi impresari di quel momento, di quella Francia. Era stata la sua aspirazione quando era ragazza, la sua bellezza, il suo fascino glielo avevano fatto pensare, l’avevano fatta sentire libera, diversa, nuova rispetto alla famiglia, all’ambiente, l’avevano portata a considerare il ballo, la sensualità come i mezzi più idonei per realizzare i suoi sogni. Un personaggio sarebbe diventato, anche fuori dalla Francia si sarebbe parlato di lei al punto da far pensare ai tedeschi, quando scoppierà la prima guerra mondiale, di poterla usare come spia per sapere dei piani dei nemici francesi. In cambio di grossi vantaggi economici Mata Hari, che ormai era avanti negli anni, fuori dal palcoscenico e ridotta ad una condizione di quasi povertà, accetterà. Crederà, però, di poter modificare il suo bersaglio, di poter fare la spia per i francesi, più vicini, più amici, all’insaputa di quei tedeschi più lontani, più nemici, che per primi glielo avevano proposto. Non essendo esperta, capace di muoversi in ambiti così difficili, in ruoli così poco conosciuti, cadrà vittima di sospetti, di insinuazioni, di calunnie, di accuse, sarà arrestata, processata e condannata a morte senza che niente fosse fatto per scagionarla da colpe che, in effetti, non aveva commesso. Non aveva nemmeno iniziato a fare la spia ma per i giudici era stato sufficiente sapere della sua condotta precedente, della sua attività di ballerina che si era spinta oltre i limiti, dei suoi costumi lascivi, per emettere la sentenza. Né si era mosso qualcuno dei tanti uomini potenti con i quali era stata, ai quali era piaciuta, nessuno l’aveva aiutata, tutti avevano avuto paura di rovinare la propria reputazione mostrando di conoscerla. Drammatica, tragica diventerà la sua immagine di una donna sola, malvestita, malnutrita che in una prigione fatiscente attende di essere giustiziata. Aveva avuto il mondo ai suoi piedi e quel mondo l’aveva ignorata. Aveva dato piacere e le davano dolore.

Penserà, spererà sempre che qualcuno le venga incontro, faccia in modo che sia liberata anche perché di colpe vere e proprie non si sente responsabile. Non sarebbe stata aiutata, non le sarebbe rimasto che affrontare il plotone di esecuzione con fermezza, convinzione, alterigia, con la forza che aveva sempre avuto, il coraggio che sempre era stato suo.

Nel romanzo Coelho fa narrare a lei la sua storia e riesce, così, a farla diventare più vicina, più vera. Un caso dell’anima fa del suo, lo libera di quell’impurità che sempre lo aveva accompagnato e lo restituisce a quella vita che gli era stata propria, a quei sogni che lo avevano alimentato.

Antonio Stanca