di Antonio Stanca –

A Giugno di quest’anno dalla casa editrice Garzanti di Milano, nella serie “Narratori Moderni”, è stato ristampato il romanzo Le signore in nero di Madeleine St John. Un’opera che ha avuto molto successo già alla sua apparizione nel 1993, che ha fatto della St John la prima scrittrice australiana candidata al Man BookerPrize e che il regista Bruce Beresford ha trasformato in un film diventato famoso.

Madeleine St John è nata in un sobborgo di Sidney nel 1941 ed è morta a Londra nel 2006 a causa di un enfisema polmonare. Aveva sessantacinque anni. Aveva studiato alla Queenwood School for Girls ed aveva frequentato l’Università di Sidney. Il padre era inglese, la madre francese. Questa si tolse la vita quando Madeleine aveva dodici anni. Sarebbe cresciuta con i nonni materni. Sposatasi con il regista Christopher Tillam e trasferitasi in America, a San Francisco, si sarebbe separata poco dopo e sarebbe andata a vivere a Londra, dal 1968 in poi, svolgendo i lavori più diversi. Dal 1990 si dedicherà alla scrittura narrativa e suo primo romanzo sarà, appunto nel 1993, Le signore in nero. Sarebbero seguiti altri romanzi e altri successi ma la scrittrice avrebbe scelto di rimanere nel silenzio, non avrebbe mai rinunciato ad una vita riservata, solitaria, non sarebbe mai diventata un personaggio pubblico. Solocol tempo, quindi, la si è andata scoprendo e sono cresciute l’importanza e la grandezza della sua figura e della sua opera. Attualmente si sta assistendo ad un’ennesima riscoperta e in questo contesto si colloca, in Italia, l’operazione di ristampa delle sue opere che Garzanti sta compiendo.

In verità sempre interessanti, sempre attuali andrebbero considerati i romanzi della St John poiché così sono i loro argomenti, i loro personaggi, sono sempre donne con i loro problemi, quelli della conquista di un’indipendenza, di un’autonomia rispetto alla famiglia di prima e a quella di dopo, rispetto al padre, alla madre e poi al marito, ai figli. Non può non interessare una scrittura che fa del femminismo il suo tema ricorrente in tempi nei quali esso sempre ricorre. E poi ci sono la forma, lo stile della St John, la semplicità, la chiarezza, la familiarità del suo linguaggio anche quando dice di situazioni difficili, di pensieri profondi.

Un’indagine compie, in ogni romanzo, di quanto avviene dentro e fuori i personaggi, nella loro anima e nella loro vita. Un riflesso del loro ambiente, della loro condizione sono essi, da dove sono nati, cresciuti, vissuti deriva il loro carattere, provengono i loro pensieri, i loro sentimenti, le loro aspirazioni, le loro azioni. Un mondo fatto di elementi, valori, livelli diversi, fa procedere la St John nei suoi romanzi, tante situazioni riesce ad accogliere, a contenere la sua scrittura, vasta, immensa riesce ad essere la sua opera senza mai diventare complicata, poco chiara nell’espressione.

Il primo esempio di questa sua maniera di scrivere è stato il romanzo Le signore in nero. Sono cinque le signore, due, Magda e Patty, sono sposate e tre, Jacobs, Fay e Lisa, no. Tutte lavorano, intorno agli anni ’50, presso Goode’s, il grande negozio di abiti e di ogni altro indumento femminile, al centro di Sidney. Nera è la tenuta che indossano durante le ore di lavoro. Molte sono queste, pochi i guadagni, molti i sogni.

Già dal primo romanzo le donne e i loro problemi la fanno da protagonisti e sempre la faranno nelle opere della St John. Già ne Le signore in nero diversa è la classe sociale dalla quale quelle donne provengono, diversa la condizione che vivono e, perciò, diverso è il loro carattere, diversi i loro propositi. Tramite loro, la loro vita all’interno e all’esterno del negozio, in casa, in società, la St John riuscirà ad ottenere una rappresentazione comprensiva di ogni aspetto, di ogni modo di essere, di stare, di fare tanta e tanto diversa è la gente che popola la Sidney del romanzo e con la quale quelle donne verranno a contatto, alla quale faranno arrivare le loro confessioni, le loro aspirazioni, le loro rinunce, le loro delusioni, le loro pene, dalla quale riceveranno tante e tanto diverse risposte. Le voci di un’intera umanità diventeranno quelle dell’opera. Niente sarà tralasciato dalla scrittrice, non solo della dimensione femminile sarà espressione il suo libro ma di ogni altra poiché con tutte la farà stare, con tutte la metterà a confronto e di tutto dirà.

Come sia riuscita a far rientrare nell’opera tante persone, tante situazioni, tanti eventi è merito della scrittura della St John capace di scorrere come l’acqua di un fiume lento, quieto, che non si sa da dove viene né dove va e che intanto fa vedere tutto quel che lambisce, lo fa vivere.

È un movimento, un procedimento che non si ferma mai, è una visione che si allarga sempre, è la maniera dei grandi scrittori!

Antonio Stanca