di Antonio Stanca –

Il grande futuro, pubblicato nel 2016 da Giuseppe Catozzella e ad aprile di quest’anno ristampato dalla Feltrinelli nella “Universale Economica”, è il secondo dei romanzi che compongono la “Trilogia dell’Altro” del noto scrittore milanese. Il primo, il più conosciuto, il più premiato, è Non dirmi che hai paura del 2014, il terzo E Tu splendi del 2018.

Catozzella è nato a Milano nel 1976, a Milano si è laureato in Filosofia e qui ha cominciato a scrivere poesie, racconti, reportage su giornali e riviste. Si è poi trasferito in Australia ma poco dopo è rientrato in Italia dove ha lavorato presso Mondadori e Feltrinelli come consulente editoriale. Ora svolge attività universitaria in Italia e in America e collabora ancora con giornali e riviste. Scrive di attualità, di cultura, pubblica reportage dal Medio ed Estremo Oriente, dall’Africa, dall’America Latina e da altri posti dove è stato o viene inviato. Da qui ricava pure i temi dei suoi romanzi: da situazioni vere li assume e ne fa delle favole, fa perdere loro i confini del tempo, del luogo dal quale provengono e acquistare una dimensione più vasta, ideale. Così succede nelle opere della “Trilogia dell’Altro” che hanno avuto molto successo, molte traduzioni oltre a riduzioni televisive e cinematografiche. L’“Altro”, del quale scrive Catozzella, è “lo straniero”, “il migrante” che vive situazioni, ambienti  diversi dai suoi d’origine, che si sente rifiutato, escluso, che cerca di farcela, di sopravvivere tra difficoltà di ogni genere. È “il diverso”, è “il caso” che oggi si verifica in continuazione, il più diffuso.

Ne Il grande futuro l’“Altro” è il protagonista, è un bambino africano di nome Alì o Amal, del quale lo scrittore dichiara di aver saputo durante un soggiorno nel deserto compreso tra il Kenya e la Somalia. L’opera è il racconto lungo, infinito della vita di Amal, del percorso che lui compie, delle tante avversità che incontra prima di raggiungere il suo futuro, il suo “grande futuro”.

Nato su una piccola isola della costa, di famiglia povera, bello come la madre Fatima, trascorre l’infanzia e l’adolescenza a continuo contatto col mare, aiuta il padre nella pesca, è molto amico di Ahmed, figlio di Said, signore del posto. Stanno sempre insieme, vivono molte avventure ma nell’isola e dintorni c’è pure una “guerra santa” nella quale soldati Regolari e soldati Neri si scontranocon violenza. I due ragazzi verranno a contatto con i militari, si salveranno ma succederà pure che si separino: Ahmed lascerà l’isola, si arruolerà nelle truppe dei Regolari ed anche Amal, dopo che il padre se n’è andato perché scopertosi tradito dalla bella moglie, dopo averlo atteso per molto tempo, abbandonerà l’isola. A piedi, tra molti ostacoli e pericoli si metterà alla ricerca di quel “futuro” che sempre ha sognato. Arriverà alla Grande Moschea del Deserto dove accetterà le attenzioni, gli insegnamenti di dotti maestri e scoprirà di volersi arricchire interiormente, spiritualmente. Convinto diventerà che quella dell’anima sia la ricchezza maggiore, capace di lenire ogni dolore, risolvere ogni dramma, colmare ogni mancanza. Col tempo, però, l’ambiente della moschea fatto di sola preghiera, di sola meditazione non riusciràa soddisfarlo e, attirato dalle notizie circa la guerra che pur in quel posto giungevano, penserà che l’azione più della meditazione possa servire ad affermare,diffondere una religione come quella musulmana. Fuggirà dalla Grande Moschea, entrerà tra le file dei soldati Neri che combattono in nome dell’Islam e sostengono cruenti scontri con i Regolari. Tra questi si trova il vecchio amico Ahmed: sono diventati nemici!

Molto, però, dovrà attendere Amal prima di giungere al grado di combattente, prima di potersi esporre direttamente sul campo. E quando gli sarà possibile avrà orrore, si rifiuterà di uccidere, rinuncerà al suo ruolo, a quell’azione che tanto aveva cercato. Fuggirà anche dalla guerra e insieme a Marya, una ragazza addetta ai servizi di cucina, farà ritorno alla sua isola. Qui i due decideranno di vivere, qui Amal penserà di costruire il suo “grande futuro”. Cancellerà i tristi ricordi del passato, la grave situazione che si era creata in casa, il segreto rapporto tra la madre e Said, la fuga del padre, quella di Ahmed, giungerà a spiegarsi tutto questo, scoprirà che era da attribuire all’intenzione, da parte dei suoi, di salvargli la vita dopo un grave incidente avuto da bambino. Edora che si era liberato dei pensieri, dei problemi che lo perseguitavano, poteva cominciare dall’inizio, da dove era nato.

Un percorso infinito, segnato da tanti tempi, tanti luoghi, tanti problemi, tante persone, tanta vita, tanta morte, ha fatto compiere lo scrittore ad Amal, glielo ha fatto iniziare da bambino e finire quando era adulto, gli ha fatto cercare un futuro e scoprirlo nell’amore di Marya, per Marya e per il figlio che sta per arrivare. Nella semplicità della vita, della famiglia, della casa, nei sentimenti ad esse legati il Catozzella indica la fine, il compimento di una ricerca durata così a lungo.

Vera, reale vuol essere la vicenda narrata ma anche immaginaria, ideale, storia ma anche favola dal momento che diventa un’indicazione, una lezione, una voce per tutti valida. Ancora una volta un eroe positivo ha fatto lo scrittore del suo “diverso”, lo ha riabilitato, riscattato dalla sua condizione e reso un esempio da imitare. È il proposito che Catozzella persegue e finora ci è sempre riuscito, è quello che lo ha fatto diventare famoso. Lo ha aiutato anche la sua scrittura svelta, composta da frasi brevi, separate, quasi procedesse per immagini che non finiscono mai di aggiungersi, di impressionare, di attirare.

Antonio Stanca