La vita spesa nell’arte
di Marcello Buttazzo –
Francesco Pasca mi ha detto: “Non è solo Arte la mia, è Vita spesa nell’Arte”. E, in effetti, alcune persone dedicano la vita ad un’idea propositiva e dominante, ad un’idea portante. La vita devota all’arte. Così è per Francesco, che il 22 giugno 2024 ha inaugurato la mostra “Cosmogonia- Miti e sacralità nel tempo- presso la Chiesa degli Agostiniani- Santa Maria di Ognibene, con gli interventi di Carmen De Stasio, Antonio Errico, Maurizio Nocera. I dialoghi performativi sono stati di Simone Franco e di Piero Rapanà. Le voci e i suoni di Vania Palumbo. Le percussioni di Vito De Lorenzi. Francesco ha realizzato il libro “Otranto”- il palindromo del tempo- (edito da I Quaderni del Bardo- Spagine), in cui confluiscono gli studi d’una vita. L’arte per Francesco è un gioco serissimo ad ampio spettro, non è un semplice trastullo o uno svago, è davvero un certosino lavoro sulla pagina scritta, da scavare, da indagare, da analizzare con spirito di anamnesi. Parimenti, Francesco, da pittore, impiega una tavolozza di colori, che poi sono tonalità dell’anima, per arabescare sentimenti, passioni, sogni, amori. Pasca fa riferimento continuo nelle sue opere al mito, ai filosofi. E ha una predilezione per lo studio degli astri, per i movimenti siderali, per la numerologia. Con la sua singlossia, lui vuole favorire la meraviglia, lo stupore di affrontare l’aritmetica, la geometria, con un’ottica di armonia. Ci sono dei topos che ricorrono nei suoi scritti e nella sua pittura, come l’Albero, la Luna. L’Albero della vita. Sulle sue foglie si sta in bilico, per attendere l’Accadere, l’implacabile fluire del tempo, che corre, scorre, e trasvola nel suo altrove. Scrive Pasca: “La sera del 22 di giugno le Parole si intrufolarono nel terreno e scomparvero alle radici dell’Albero”. La parola è lo stratagemma che ci consente di entrare in sintonia con noi stessi e con l’altro, con l’altra. La parola è il medium che edifica comunità di esseri viventi. Un altro topos di Francesco sono le radici. Dobbiamo avere radici robuste per approdare nel fondo della terra di zolle marroni e restare ancorati ad un principio esistenziale e filosofico. Lo spazio e il tempo sono variabili dell’esistente. L’arte di Francesco è poliedrica: la letteratura e la geometria si prendono per mano e creano un’alchimia nuova, inedita. Ancora Francesco sulla mostra: “E s’attese, s’attende d’abbracciare tutte le Cose del mondo”. Questo è l’obiettivo primario di ogni arte: farsi umile, farsi carne, farsi spirito, diffondersi fra gli uomini, per creare spazi di comunanza, di empatia, di comunione, di condivisione.
Marcello Buttazzo

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