di Marcello Buttazzo-

Vittorino Curci, NOTE SULL’ARTE POETICA
Spagine Edizioni Fondo Verri, Aprile 2025

Vittorino Curci, poeta, musicista, artista visivo, collabora alla rivista Nuovi Argomenti e al quotidiano Repubblica Bari. Nel 1999 ha vinto il Premio Montale per la sezione “Inediti”. Nell’estate del 2023, anno del centenario della nascita di Rocco Scotellaro, nel Borgo di Serrano gli è stato consegnato “L’Olio della Poesia” (XVII edizione). Nell’aprile 2025, Curci ha pubblicato per Spagine Poesia un delizioso libro dal titolo “Note sull’arte poetica (Edizione definitiva)”. Si tratta d’uno scritto altamente divulgativo sul mestiere di vivere del poeta, con notazioni sull’arte e sulla poesia, con digressioni filosofiche e con riflessioni di vario tipo. Uno scritto davvero fascinoso (che consiglio di leggere), dove balena, in specie, l’intima concezione del grande poeta pugliese sulla scrittura.

Già le frasi di Orazio, di Ezra Pound e di Cesare Pavese, che compaiono in apertura di “Note sull’arte poetica” a mo’ di distico, sono emblematiche e sintomatiche del profondo sentire di Vittorino Curci. Diceva Orazio, “Scribendi recte sapere est et principium fons”. In effetti, scrivere correttamente è già principio e fonte di saggezza. La parola centellinata, distillata, misurata, ponderata dei poeti e degli scrittori è metro e unità di misura della realtà effettuale. Le cose animate e inanimate necessitano d’un approccio incontaminato, illeso. La realtà organica e inorganica, tutto ciò che appare nel modo in cui ci appare, deve avere necessariamente, per motivi essenziali e pragmatici, un nome, deve essere nominato nel modo più appropriato possibile. “Fundamental  accurracy of statement is the one sole morality of writing…”, scriveva Ezra Pound. E veramente la precisione fondamentale della stratificazione è l’unica moralità della scrittura. Lasciare sedimentare i vari accadimenti del vivere e i pensamenti nel sommerso, per poi farli emergere alla luce del sole vergati con parole puntuali, è una mansione eticamente non di poco conto. “L’uomo mortale, Leucò, non ha che questo d’immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia”, sosteneva Pavese. E sappiamo quanta rilevante importanza per il meraviglioso poeta piemontese avesse la memoria, il ricordo e il suo riverbero, nell’economia del suo mestiere di vivere.

“Note sull’arte poetica” di Vittorino Curci può essere letto come un saggio intellegibile sulla scrittura, come un diario di appunti e di viaggio, in cui traspare la cultura morbida, multipolare e divulgativa del poeta di Noci. Nel libro si scorgono diversi compagni di viaggio di Curci. Da William Faukner a Bergman, da Troisi a Valéry, da Montale a Scotellaro, da Dylan Tomas a Cioran, da Walt Whitman a Roberto Bolano, da René Char a Tonino Guerra, da Rilke a Bonnefoy. E tanti altri ancora. Nel libro sono presenti appunti illuminanti sulla poesia. La poesia è il nucleo indistruttibile di un’epoca. Il poeta compie coscientemente un atto di fede nell’uomo per trovare, anche nelle situazioni più disparate, la pienezza del valore umano. I poeti cercano come rabdomanti l’indicibile, ciò che per definizione è inaccessibile: il non più e il non ancora.

Curci risponde con grande umanità e semplicità al seguente intricato quesito: Cosa è la poesia? La poesia è il sacro e il quotidiano (che forse sono la stessa cosa), la poesia non è solo sommovimento interiore, la poesia è anche e soprattutto lavoro certosino e continuo sulla pagina di revisione, di rimaneggiamento, di aggiustamento, di limatura. Diceva Pasolini: “Per essere poeti, bisogna avere molto tempo:/ore e ore di solitudine sono il solo modo/perché si formi qualcosa”. Chi si approccia a scrivere versi deve essere parsimonioso con gli aggettivi, taccagno con gli avverbi. “Nella poesia non c’è niente di relativo. Tutto è assoluto. Anche una preposizione semplice o un articolo”, insiste Curci. “Le poesie si formano e poi si chiudono. La chiusura è sempre un momento magico”. Il poeta deve sapere rivendicare la libertà e l’autonomia dello spazio, la necessità di ogni verso, di ogni parola, di ogni sillaba. Anche se la poesia è scandaglio nel terreno dell’indicibile, il poeta non smette mai di inseguire la totalità del dicibile, la parola definitiva.

La poesia è ricerca di uno stile, d’un linguaggio, è l’immensa materia semantica che resta sommersa e inesplorata sotto il linguaggio comune. La poesia è una partitura di parole da eseguire mentalmente e, preferibilmente, a voce alta. Essa dà forma all’essenza della nostra unicità. Non esistono forme perfette in cui la poesia possa riposare. La poesia è l’arte in cui la parola incontra il silenzio. “Una bella poesia è come un giavellotto che, sotto lo sguardo stupefatto del lanciatore, va a perdersi oltre l’orizzonte”. La poesia non vuole trucchi, né prove di bravura, ripudia le acrobazie sintattiche. La più grande soddisfazione per un poeta è riuscire a dare nuova luce alle parole più comuni. E li silenzio, oserei dire la religione del silenzio, è uno stratagemma vitale, primario. “Nella stratosfera in cui vivo la moneta più pregiata è il silenzio”. È la poesia, non il poeta, a dettare i tempi di composizione. “Note sull’arte poetica” è un florilegio di indicazioni.

Curci evoca chiaramente la funzione più che pedagogica della scrittura. La sua vocazione morale. Il mestiere del poeta (e dello scrittore) è attribuire un senso alle cose. Il mondo ha bisogno dell’unicità del poeta. “Immersi nell’incessante rumore della vita i poeti cercano di salvare delle parole, ma non sempre riescono a salvare se stessi”. Il poeta deve interrogarsi incessantemente su tutto. “In poesia le parole vogliono dire qualcosa. Scrivere poesia perciò vuol dire essenzialmente ascoltare”. Il senso d’una poesia è molto più ampio del suo significato. “Non si scrive poesia perché si ha qualcosa da dire ma per dare alla poesia la possibilità di esistere”.

In “Note sull’arte poetica” ci sono alcune considerazioni sulla poesia contemporanea. Curci, pressoché coetaneo di Milo De Angelis, ritiene che il grande poeta milanese sia uno dei suoi maestri. Curci è grato a De Angelis per la sua amicizia e i suoi insegnamenti. “Antichi o moderni, viventi o meno, non potrei mai tradire i miei maestri perché loro fino ad oggi non mi hanno mai tradito”. Curci è molto solerte nelle sue riflessioni filosofiche. “La morte, indipendentemente da ciò che pensiamo, è il nostro unico punto di riferimento”. Alluzzanti sono anche le riflessioni sul mistero inerente della vita. Nel palesare l’essenza della poesia, Curci è molto prodigo di indicazioni. E in “Note sull’arte poetica” sono contemperate vere e proprie dichiarazioni di poetica. “Una poesia raggiunge il suo fine quando ci fa toccare con mano una verità originaria e una concreta possibilità di vita”. Del resto, “non è affatto strano che in una poesia l’io poetante e l’io persona non siano d’accordo per niente”. Curci, da provetto ed esperto musicista, le parole le suona e le risuona lentamente, “perché lì, tra quelle sillabe, sento che è nascosta la vera intonazione della mia voce”. Vorrei dire, infine, che in “Note sull’arte poetica” Vittorino Curci ci delizia con alcuni aforismi folgoranti di incredibile efficacia. Ne riporto solo alcuni: “Esitare ci rende umani”, “Liberarsi da ogni poeticismo”, “Quando si ama la poesia, come quando si ama una persona, bisogna fidarsi ciecamente”, “La lettura come atto di smemoramento”, “Nel visibile non c’è nulla da vedere”, “La poesia è la prova che su questo pianeta la specie umana è esistita davvero”, “Nell’arte ciò che è superfluo fa danni”, “C’è sempre qualcosa, nelle parole, che va a perdersi nella deriva del suono”, “Quando sopravvaluto il presente l’eternità è sempre in agguato”, “Ci sono pensieri che hanno paura d’esistere”.

Marcello Buttazzo