di Antonio Stanca –

Non è la prima volta che scrivono insieme, danno corpo ad un’opera unica, raccolgono, mettono in ordine, sviluppano le loro osservazioni, le loro riflessioni su quanto accade oggi nella vita, nella società, nella storia. Il moderno, il contemporaneo, il presente, i tanti problemi, le tante soluzioni, sono i temi preferiti da entrambi. Si chiamano Chiara Giaccardi e Mauro Magatti, insegnano all’Università Cattolica di Milano, lei Sociologia e Antropologia, lui Sociologia. La loro opera più recente s’intitola Generare libertà (Accrescere la vita senza distruggere il mondo). È comparsa lo scorso Gennaio per conto della casa editrice il Mulino, nella serie “contemporanea”, e ultimamente è stata presentata dagli autori nella rubrica “Quante storie” su Rai 3.

La Giaccardi è autrice di molti saggi raccolti in volumi o pubblicati su giornali e riviste. Svolge una fervida attività culturale ed è presente in ambito sociale mediante la partecipazione o la direzione di particolari associazioni o gruppi di studio. Il Magatti è autore di numerose opere, dirige il Centro di Ricerca “ARC” e scrive per il Corriere della Sera e Avvenire. Il loro impegno non è solo di carattere professionale ma anche umano, sociale, non sono solo due docenti ma anche due umanisti che vivono, sentono, soffrono i problemi trattati. S’impegnano a risolverli non solo per gli altri ma anche per sé stessi. Inviti, messaggi sono i loro lavori affinché si faccia in modo da ridurre un problema, evitare un pericolo in un tempo come il nostro che tanti problemi, tanti pericoli ha visto emergere. I banditori vogliono essere di quanto oggi si è guastato e di come lo si possa riparare.   

In quest’ultima opera è ancora una volta l’attualità a venire trattata, è la situazione che si è creata specie nel mondo occidentale dove tanto avanti si è andati nel processo di sviluppo, ammodernamento, conquista, realizzazione, dove il progresso raggiunto è ormai tale da far parlare di “più vita”, di “supersocietà”, di una dimensione umana, sociale superiore ad ogni altra precedente. È successo negli ultimi secoli, soprattutto in quello da poco trascorso: la scienza e la tecnica hanno fatto compiere un gran salto di qualità, hanno migliorato le condizioni generali, hanno permesso a larghi strati della popolazione, soprattutto occidentale, di accedere alla vita di società, all’istruzione, alla conoscenza, alla partecipazione, alla comunicazione, a tutti i vantaggi della modernità. Molti mancavano ancora nonostante si fosse giunti al Novecento. Nuovi, moderni, capaci ci si è sentiti finalmente a livello personale e sociale, come individui e come Stati. Non più frenati da pregiudizi morali o da ostacoli materiali si è proceduto padroni della propria vita, liberi di pensare e di fare. I risultati raggiunti sono stati eccezionali, si sono verificati in ogni ambito, i nuovi mezzi per fare hanno promosso nuovi modi di pensare, di vivere. A stare meglio, a vivere meglio, di più si è arrivati ma pure ad una situazione di crisi quasi in ogni settore. Quella verso il progresso è stata una corsa così veloce, così frenetica, specie negli ultimi anni, che ha finito con l’esaurire non solo i mezzi dei quali si è servita, non solo le risorse dell’ambiente naturale ma anche quelle di chi l’ha effettuata. Oggi gli squilibri demografici apportati dalla tanto aumentata popolazione mondiale sono la causa di molti problemi, hanno dato origine al fenomeno delle migrazioni, lo hanno fatto diventare sempre più diffuso insieme al loro portato di miseria, malattie, epidemie, l’accresciuta volontà di potenza, di dominio porta spesso a guerre violente, crudeli, l’inquinamento atmosferico, l’imminente cambiamento climatico, il surriscaldamento della Terra fanno pensare a effetti tra i più nefasti, la globalizzazione ha omologato i sistemi di vita al punto da non far distinguere tra storie, culture, lingue diverse, da sostituirle con le formule, le cifre proprie della comunicazione telematica, ha fatto di questa l’unico linguaggio possibile e ad esso ha ridotto ogni forma di comunicazione. All’era digitale, all’intelligenza artificiale si è giunti con quella corsa, ad essere sostituiti dalle macchine si è arrivati. Spersonalizzati, disumanizzati, siamo stati ridotti a pensare, a fare come stabilito dal sistema. Lanciato verso conquiste sempre maggiori, l’uomo moderno è diventato vittima di esse, ha perso quanto gli era proprio, ha accettato quanto veniva, era voluto dall’esterno. È stato privato della volontà di decidere, di agire, si è adattato ad una condizione di passività alla quale neanche i giovani riescono ormai a sfuggire. Alla fine di tutto ha portato quel bisogno di tutto!

Di questo scrivono ampiamente nell’opera i due autori. Attenta, meticolosa è l’indagine che conducono, è ricca di documenti, di citazioni autorevoli mentre è impegnata a considerare, valutare una situazione così difficile. Non mettono in dubbio, la Giaccardi e il Magatti, che quello avvenuto negli ultimi secoli, in particolare nel ventesimo, sia stato un processo di ammodernamento d’immensa portata, che abbia ottenuto risultati eccezionali per il singolo e la collettività ma ci tengono pure a precisare che ha provocato una crisi gravissima, un fallimento perché la ricerca del successo, diventata tipica della nuova società, ha acceso rivalità, competizioni che prima non esistevano. Si sia trattato di persone, di comunità o di nazioni, non c’è stata combinazione, relazione, solidarietà tra loro, si è rimasti separati, ognuno è andato per proprio conto, ha perseguito i propri interessi. Si è tanto dipesi dal sistema costituito da diventare suoi prodotti, da pensare, da fare come da esso era richiesto, da voler essere, cioè, i migliori fino a perdere la possibilità di una vita propria, non derivata dalle macchine. È quella propria, invece, la vita da cercare, da recuperare secondo i due studiosi, è la libertà di pensare, di fare, di seguire i propri pensieri, i propri sentimenti, è la volontà di stare insieme agli altri senza rinunciare alla propria individualità e rispettando la loro. Operare si deve perché sia annullato quello stato di rivalità e di conseguente isolamento che si è creato nei rapporti umani e sociali, che ha provocato una crisi d’identità così dilagante. A stare vicini, insieme, si deve pensare, a ritrovare, riscoprire punti di contatto, valori, impegni comuni, a riportare il mondo, la vita a misura d’uomo, a sottrarli a quella delle macchine. È questa la via, l’unica per superare il problema!

Con un messaggio di carattere morale si conclude l’opera. Ai comandamenti propri dell’insegnamento religioso sembrano assomigliare le indicazioni dei suoi autori per una vita diversa. Come di un codice di comportamento si potrebbe dire di questa loro ultima fatica.

Antonio Stanca