di Antonio Stanca –

Nata a Busto Arsizio nel 1971, Federica Brunini da quando aveva poco più di vent’anni ha cominciato a frequentare gli ambienti del cinema, ha scritto sceneggiature, è stata attrice. E’ passata poi a scrivere per giornali e riviste, a fare viaggi, a scrivere di questi, ad applicarsi alla fotografia. È laureata in Lettere Moderne e diplomata presso la Civica Scuola di Arte Drammatica di Milano. Dopo quelle prime esperienze è diventata responsabile delle comunicazioni per Organizzazioni Non Governative e consulente nelle Pubbliche Relazioni. Si sposta in continuazione e in Italia ha fondato la Travel Therapy. Ha scritto per testate importanti, italiane e straniere, e nel 2011 ha esordito nella narrativa. Ha combinato la sua attività di scrittrice con quella di giornalista, con gli impegni professionali, i viaggi. Da questi ha spesso ricavato i motivi delle sue narrazioni.

In quest’ultima, La circonferenza dell’alba, pubblicata da Feltrinelli lo scorso Giugno nella serie “I Narratori”, la protagonista, Giorgia, ha molti tratti in comune con la scrittrice dal momento che è una donna, ha molto viaggiato e molto è stata fuori d’Italia per svolgere il suo lavoro di operatrice umanitaria. Era nata a Villa Carla, un’antica residenza presso il lago di Como, in una famiglia piuttosto agiata che, però, non aveva mai condiviso il suo spirito irrequieto, ribelle, la sua volontà di non conformarsi alle regole della casa, di essere diversa. La madre Carla e la sorella Giulia erano state sue nemiche mentre il padre Petar era stato con lei, le aveva trasmesso certe istruzioni, certe illuminazioni. Petar, spirito libero, intraprendente, era fuggito su una piccola barca dalla Jugoslavia di Tito e, approdato sull’altra sponda del Mediterraneo, si era messo con Carla, si erano sposati, avevano avuto due figlie, avevano abitato nella villa dei genitori di lei. Qui era nata prima Giulia, poi Giorgia, qui avevano studiato, avevano avuto le loro prime esperienze compresa quella dell’amore. Giorgia l’aveva avuta con Alex, un ragazzo vicino di casa e compagno di scuola. Il loro rapporto, però, si era guastato e a Giorgia era rimasto, come altre volte, l’aiuto, il conforto del padre. Giulia, invece, aveva seguito il percorso voluto dalla famiglia, in particolare dalla madre, quello, cioè, il matrimonio, dei figli. Era più bella di Giorgia, era diversa e come per la madre anche per lei difficile era diventato il loro rapporto. Una situazione che era durata finché Giorgia, delusa del comportamento di Alex, addolorata per la disgrazia che era costata la vita al padre, non aveva deciso di andarsene per sempre, di adattarsi alle più diverse circostanze pur di raggiungere una condizione che le permettesse di vivere. Imparerà a cavarsela da sola, si troverà in pericolo in paesi stranieri, tra persone che vivono, parlano in altro modo ma saranno le esperienze che faranno di lei una donna forte, decisa, sicura. Diventerà un’operatrice umanitaria in quella Cambogia devastata dalla guerra, dalla miseria, dalla malattia, dalla morte, imparerà a parlare molte lingue, rappresenterà la salvezza per tante persone, sarà da loro ammirata, attesa, cercata, diventerà nota nei suoi ambienti. Avrà rapporti anche col Canada per motivi di lavoro, sarà a Toronto, s’incontrerà con Ethan, si metteranno insieme. Anche lui è un personaggio noto nei suoi ambienti, una figura d’eccezione, apprezzata per i suoi servizi, le sue virtù. Due eroi si erano incontrati e non potevano rimanere lontani.

Succederà, però, che Giorgia, dopo venti anni di assenza, debba tornare a Como per partecipare all’atto di vendita della villa come hanno deciso la madre e la sorella. Una volta giunta viene invasa dai ricordi, primo tra tutti quello del padre, della sua figura, dei suoi insegnamenti, del suo spirito libero, sprezzante del pericolo. Ha ormai quarant’anni e tanto è successo da quando se n’è andata, tanto è cambiato: Alex si è sposato con Cinzia ed hanno una figlia, Rosalba, molto bella e molto amica di Nic, figlio di Giulia; questa sta col marito ma non trascura di farsi desiderare e amare dal suo istruttore di yoga; anche Giorgia riprenderà ad incontrarsi, ad amarsi con Alex; la madre continuerà in un contegno sprezzante ma quel che sopraggiungerà a sconvolgere la sua condizione sarà la notizia, appresa in casa, del padre che in Jugoslavia aveva lasciato una moglie Zora ed una figlia Ana e che entrambe erano morte in un incidente mentre tentavano di raggiungere l’Italia.

Scoprirà, Giorgia, non solo sé stessa divisa tra due mondi, due tempi, due vite, Alex ed Ethan, ma anche la sorella, tra Paolo e l’istruttore, ed anche il padre, tra Carla, Giulia, Giorgia e Zora, Ana. Per nessuno c’era stato un modo solo, un solo senso, tutti si erano trovati sospesi tra un passato che non finiva mai di valere ed un presente che non riusciva a cancellarlo, tutti erano stati chiamati a vivere due vite poiché difficile era sceglierne una.

Lunga, infinita è la vicenda che la Brunini ha saputo costruire intorno a persone così travagliate. Tanto, tutto ha detto di loro, vere, autentiche le ha rese nei pensieri, nelle azioni, nei tempi, nei luoghi, nei segreti, nei misteri. Le ha sempre fatte parlare, agire in maniera naturale, non ha mai forzato una situazione neppure nel linguaggio che sempre schietto, spontaneo, immediato è stato.

Tanta è la strada percorsa dalla scrittrice prima di giungere al tema che più la interessa, quello di mostrare come non ci sia una sola maniera di vivere, come niente finisca di valere, come tutto continui, tutto rimanga in noi e negli altri, come doppio, multiplo diventi il senso, il significato della vita, come non si sappia quale seguire.

È questa, in verità, la condizione attuale dell’uomo, è questa la sua nuova vita, è aumentata, si è moltiplicata e molto merito va riconosciuto alla Brunini per averla saputa rappresentare, per averne fatto un romanzo mentre continua a viaggiare, a lavorare, a pensare ad altro.

Antonio Stanca