Marcello Buttazzo –

L’Italia è, di fatto, un paese multiculturale e multietnico. Il prossimo referendum dell’8 e 9 giugno sulla cittadinanza sopraggiunge carico di attese. Il traguardo del quorum è ancora molto lontano. Secondo un sondaggio Ipsos, la forchetta di partecipazione al momento è tra il 32% e il 38%. Anche se, per una serie di motivi, oltrepassare la soglia del 50% più 1 è un’ardua impresa, non possiamo non riconoscere a questo quesito referendario sulla cittadinanza la sua assoluta valenza. Nel nostro Paese, si muove una popolazione regolare d’un milione di bambini, giovani e adulti “stranieri”, ma nei fatti nuove generazione di italiani, vitali e compartecipi nel connettivo sociale, che chiedono solo un riconoscimento, una riforma di giustizia. All’8 giugno mancano pochi giorni. Il movimento d’opinione che è fiorito relativamente alla questione cittadinanza merita affetto e rispetto. Se una parte dei politici adulti invita scelleratamente all’astensionismo, soprattutto i cittadini più giovani si dimostrano più assennati e più consapevoli. Nelle scuole, nei licei, fra i diciottenni che vanno al voto per la prima volta, nelle università, assistiamo ad una forte mobilitazione dal basso, c’è molta ragionevolezza e attenzione per una questione popolazionistica dirimente. Se il servizio pubblico (la tv di Stato, pagata con i soldi di tutti i contribuenti) è un po’ superficiale e non offre una informazione adeguata sui quesiti referendari, la Rete, Internet, in parte, sta veicolando più massicciamente notizie relative al referendum sulla cittadinanza. Tante persone adulte (soprattutto politici del pensiero dominante) sono fossilizzate e incancrenite nella loro sciatta propaganda ideologica, anacronistica, fuori dal mondo e dalla storia; parimenti, i più giovani, la fascia dei ventenni, dei trentenni, dei quarantenni, sta appalesando una cultura più vivace e aperture liberali. La rete delle associazioni sulla cittadinanza, da tempo, si sta mobilitando con volantinaggi, con iniziative di vario tipo. I più giovani meritoriamente hanno portato alla ribalta la tematica sulla cittadinanza al Concertone del Primo maggio, nei cortei del 25 aprile. Sono nati, in questi giorni, i cosiddetti caffè della cittadinanza, luoghi dove ci si incontra all’aperto o nei bar per discettare di questioni importanti e coinvolgenti. Il quorum, per una serie di motivi, è ancora lontano. Ma laicamente è legittimo aprirsi anche alla speranza. E, in quest’ottica precipua, s’inquadra l’appello che Deepika Salhan e tutto il Comitato Referendum Cittadinanza hanno rivolto al nuova Papa in una lettera accorata: “Per molti, questo referendum è un modo per affermare che esistiamo, che questa è la nostra casa, e che siamo uguali a chi condivide con noi scuola, lavoro e vita quotidiana”. 

Marcello Buttazzo