di Antonio Stanca –

Recente è la pubblicazione, nella collana “Giappone d’autore” promossa da Mondadori Media e allegata a TV Sorrisi e Canzoni e la Repubblica, di un romanzo di Sanaka Hiiragi, Il magico studio fotografico di Hirasaka. La traduzione è di Gala Maria Follaco. La prima edizione italiana era stata della Feltrinelli nel 2023, l’edizione originale risale al 2019.

La Hiiragi è nata nel 1974, ha trascorso i suoi primi anni tra la prefettura di Kagawa e quella di Hyōgo. Ha studiato Letteratura presso l’Università femminile di Kōbe e ha completato gli studi presso l’Università Himeji Dokkyō. Ha insegnato all’estero Lingua e letteratura giapponese e nel 2013, rientrata in Giappone, ha esordito come scrittrice. Aveva trentanove anni, si era stabilita a Tokyō e d’allora oltre agli interessi per la narrativa aveva mostrato altri per la fotografia, le vecchie macchine fotografiche e i kimono. I suoi romanzi hanno ottenuto notevoli riconoscimenti e Il magico studio fotografico di Hirasaka è in corso di traduzione in molti paesi. L’opera giunge a confermare il successo che la letteratura giapponese sta riportando in Occidente. Il fenomeno si spiega con la novità, la sorpresa che essa rappresenta in un momento, in un ambiente che sta assistendo alla crisi delle sue manifestazioni letterarie. È naturale che debbano risultare interessanti una voce, una scrittura che mostrano altro da quello che è solito e lo fanno in altro modo. Stanca, ripetitiva, esaurita appare la scrittura narrativa dell’Occidente. In posti dove si sta per finire la comparsa di opere che narrano di altri ambienti, di altra gente, che mostrano altri modi di pensare, di fare, di vivere, non può che suscitare curiosità, interesse, desiderio di conoscere, di sapere. E tra i romanzi carichi di sorprese, rivelazioni, questo della Hiiragi è uno dei più riusciti visto che è completamente incentrato sul momento del trapasso dalla vita alla morte, su quanto di strano, di misterioso, di complicato deve fare chi lascia questo mondo per passare nell’altro. La scrittrice fa vedere tre casi di morte, di una donna più che novantenne, di un uomo ancora giovane e di una bambina quasi adolescente. La vecchia era stata un’insegnante di scuola materna ed elementare, l’uomo aveva fatto parte di un’associazione criminale, la ragazza era stata maltrattata dal padre: tre persone diverse erano morte in modo diverso ma uguale era stato per tutte il trapasso. Era avvenuto nello studio fotografico del signor Hirasaka. Da questo posto dovevano passare tutti quelli che morivano perché dovevano essere sottoposti ad operazioni particolari, dovevano compiere una serie di azioni finalizzate a far rivedere loro la vita trascorsa, a far scegliere una foto per ogni anno di questa e comporre con le foto scelte una lanterna che dopo aver compiuto un suo giro, quello appunto della loro vita, si fermava perché giunto era il momento della loro fine, della fine vera, ultima, diversa da quella precedente. Dopo questa seconda morte si accedeva ai regni dell’oltretomba e solo allora si poteva dire di aver chiuso con la vita. Appena morti, insomma, ci si trovava nello studio fotografico di Hirasaka, si sceglievano le foto più significative del proprio passato, le si metteva in ordine cronologico, si formava una lanterna che girava per far rivedere ad ognuno le foto della sua vita e si fermava quando questa era finita insieme alle foto che la rappresentavano.

Ad ognuno dei suoi personaggi la scrittrice dedica un racconto, sono tre i racconti contenuti nel libro dove si dice della vita, della storia di quelle persone. Ognuna aveva avuto una sua vita, una sua storia, una sua morte ma tutte erano state sottoposte agli stessi trattamenti nello studio di Hirasaka. Qui erano avvenute la loro morte definitiva e l’assegnazione del loro posto nell’aldilà.

Di usi, costumi, tradizioni popolari, storia, cultura antica e moderna, vita passata e presente, di tutto quanto fa parte di una nazione, di un popolo rimasto finora quasi sconosciuto, scrive la Hiiragi nel libro. Non sono molti i personaggi che lo interpretano ma tanti sono i movimenti, i passaggi, gli sviluppi che le loro vicende comportano, tanto fa sapere del Giappone la Hiiragi. Non poteva succedere che non avesse successo un’opera simile, che non ottenesse molte traduzioni, che non diventasse un simbolo e non rimanesse una cronaca.

Antonio Stanca