di Marcello Buttazzo –

Agli Stati generali della natalità, organizzati dal Forum delle associazioni familiari, un gruppo di studenti dell’Università “La Sapienza” di Roma e di attiviste ha duramente contestato con fischi e slogan gridati la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella. I giovani e le giovani hanno sbagliato, forse, a non far parlare la ministra. Purtuttavia, davvero esagerate sono apparse le doglianze di alcuni esponenti del centrodestra. In particolare, la premier Meloni ha affermato: “Uno show ignobile”. I politici di qualunque schieramento dovrebbero apprezzare che i più giovani s’interessino di vita sociale, si occupino con passione d’una tematica eticamente sensibile come l’interruzione di gravidanza. Certo, togliere la parola è un’operazione insensata. Ma anche non saper accogliere il dissenso, talvolta vibrante e rumoroso, è un atteggiamento di chiusura, di conservazione. Eugenia Roccella s’è rammaricata per una sorta di “censura” nei confronti della sua persona, tanto che ha sostenuto: “Impossibile negoziare con chi sa solo alzare la voce”. Avremmo voluto tanto che la deputata di Fratelli d’Italia Roccella avesse dimostrato la stessa capacità dialettica in altre circostanze passate. Magari discutendo con i movimenti laici la pretesa di inserire, per normativa, nei consultori i gruppi “pro-life” (cioè antiabortisti). Dal momento che la ministra per la Famiglia ha origini politiche radicali (pannelliane), ci piacerebbe conoscere le sue argomentazioni sull’interruzione volontaria di gravidanza, che viene in vari modi impedita in diverse Regioni governate dal centrodestra. Cosa pensa Roccella della pillola abortiva Ru 486, che tanti governatori di centrodestra osteggiano? Inoltre, dall’ex radicale Roccella, vorremmo sapere che senso abbia in una società plurale, improntata sulle alterità e diversità, imporre l’”irreversibile” modello “Dio, patria e famiglia”?

Marcello Buttazzo