Per la Giornata del Rifugiato
di Marcello Buttazzo –
Venerdì 20 giugno s’è celebrata la Giornata mondiale del rifugiato. Sono 122 milioni i rifugiati nel mondo costretti a lasciare le loro avite contrade, in fuga da persecuzioni etniche, da conflitti, da morte e morte. Come ha evidenziato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, i rifugiati non sono alla ricerca di carità, ma d’una opportunità per poter ricucire con ago d’amore le loro vite violate, vilipese. Nella Giornata mondiale del rifugiato si sono levate alte e nitide le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che a proposito dei disperati alla ricerca d’un porto quieto di barche serene e ammarrate ha detto: “È una realtà che interpella le nostre coscienze e ci chiama a fare di più per chi si trova in condizioni di fragilità e bisogno per affermare l’inviolabilità della dignità di ogni persona. Non è solo una questione umanitaria: è responsabilità giuridica e morale comune”. In senso più allargato, mi preme fare una brevissima considerazione. L’Europa del miserabile riarmo e della invalidante burocrazia dovrebbe modificare l’approccio alle questioni popolazionistiche. Non giova essere timidi, pavidi, a livello istituzionale. È vero, le migrazioni vanno perfino regolamentate, disciplinate, ma non ci si deve mai esimere da una cultura diffusa dell’accoglienza. Non è antropologicamente accettabile e sostenibile la differenziazione netta che viene fatta, ad esempio, fra migranti economici e profughi. I popoli, da sempre, sono in movimento, in transito. Non si può arginare artatamente e fittiziamente un ineludibile fluire. Soffermiamoci per un attimo sull’Italia. Qui prevalgono politiche migratorie destrorse chiuse. Al cospetto d’un freddo e avanzante inverno demografico, il Belpaese ha bisogno più che mai dell’apporto di vari e diversi gruppi etnici, alfine di invertire picchi popolazionistici. L’Italia è a crescita zero, se continuiamo con questo trend, sarà sempre più predominante in futuro una popolazione di vecchi. Occorrono sagge e lungimiranti aperture liberali. Ha il fiato corto la maldestra propaganda di certuni, l’eterno scalpitante cavallo di battaglia, che paventa l’”invasione” degli immigrati o addirittura, secondo il parere dei più sprovveduti di tutti, la cosiddetta “sostituzione etnica”. Viviamo in un’era di cambiamenti, dobbiamo aggiustarci umanamente e politicamente. Dobbiamo aprirci alle novità.
Marcello Buttazzo

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