No all’odio!
di Marcello Buttazzo –
In un tempo moderno non si possono accettare gli insulti antisemiti, le manifestazioni di odio e di intolleranza. Non si possono più minimamente tollerare gli oltraggi nei confronti della senatrice a vita Liliana Segre, signora 94enne, testimone della Shoah, voce illesa, pura. Liliana Segre ha partecipato il 25 aprile alla commemorazione della festa della Liberazione a Pesaro. Gli odiatori seriali si sono scatenati coi loro volgari improperi sulle pagine social del Comune di Pesaro. Insulti ignoranti sono apparsi anche su un post dell’ex sindaco Matteo Ricci e sulle pagine della Rai. Insolenze del tipo ”La più nazista di tutte”, “Vecchia, il popolo italiano non ti vuole”, “Una mantenuta da chi lavora, un parassita”, oltre ad evidenziare il livello “culturale” rasoterra degli hater, testimoniano palesemente che il livello di guardia dell’indecenza è stato ampiamente superato. Il figlio della sanatrice a vita Segre, Luciano Belli Paci, oltre ad esprimere tutto il suo dolore e l’amarezza, molto opportunamente ha sostenuto che gli autori dei messaggi peggiori verranno querelati. La politica attiva, da sinistra a destra, ha condannato recisamente le parole vergognose proferite nei confronti d’una donna cristallina, testimone vivente d’una delle pagine più cupe, più tetre della nostra storia. A questo punto, è necessaria più che mai una piccolissima considerazione. La rivoluzione liberale di Internet ha concesso, con l’avvento dei social, a chiunque la possibilità di esprimersi pubblicamente. Per certuni, Facebook e gli altri social sono solo uno sfogatorio di frustrazioni di vario tipo. In un’era senza morale, sarebbe ingenuo chiedere che ci siano misure di controllo etico anche nei confronti di chi s’approccia a scrivere sulle macchinette tecnologiche. Epperò, possiamo sperare che almeno le agenzie educative (famiglia, scuola, parrocchia, ecc.) insegnino sempre ai più giovani i rudimenti dello stare al mondo. Qualcuno potrebbe osservare che di solito i più imbecilli sono persone già adulte, che impiegano maldestramente i social. Costoro, nei casi più gravi, al cospetto di minacce e di diffamazioni aggravate da motivi di odio razziale ovviamente dovranno rispondere nei tribunali. Nessuno può tirarsi fuori dalla questione educativa, che deve essere altamente didascalica. Soprattutto chi occupa un preminente ruolo pubblico di responsabilità dovrebbe saper maneggiare il lessico e la semantica con estrema accortezza. In questi ultimi anni, anche nel nostro Belpaese, alcuni politici sui social non si sono astenuti dall’usare un linguaggio triviale, offensivo, che può recare in sé le scaturigini di comportamenti scorretti, rozzi, infamanti.
Marcello Buttazzo

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