MARCO CAVALLO al CPR di Ponte Galeria
di Marcello Buttazzo –
Marco Cavallo, statua di cartapesta e legno, azzurro, longilineo, con lo sguardo che guarda lontano, realizzato nel 1973 a Trieste da Giuliano Scabia e da Vittorio Basaglia (cugino di Franco), simbolo di libertà e diritti. Marco Cavallo è tornato fra noi, in un corteo di gente e di attivisti pronti a gridare tutta la rabbia e lo sconcerto per i diritti violati. Il meraviglioso cavallo azzurro alto 4 metri ha stazionato, sabato 27 settembre, da Fiera di Roma fino al Cpr di Ponte Galeria. I Cpr disseminati nel Belpaese non sono altro che carceri fatiscenti, laddove i migranti vengono relegati, sovente senza aver commesso alcun reato. Ristretti solo per non avere le carte in regola. Il Cpr di Ponte Galeria è una struttura invivibile, impraticabile. Qui le condizioni di vita dei poveri cristi sono al limite della tollerabilità. Nel Cpr di Ponte Galeria, stanze sovraffollate e sporche, cimici da letto, cibo di pessima qualità, servizi igienici quasi inesistenti. Nell’irrespirabile Cpr romano si sono registrati frequenti atti di autolesionismo, ai migranti ristretti all’ingresso vengono requisiti i cellulari, l’assistenza sanitaria è deficitaria. Il neurologo Roberto Viviani di “Stop Cpr Roma” e gli altri attivisti hanno rivolto un appello agli operatori medici e infermieristici, affinché “si interrompa la complicità con il sistema di tortura del Cpr”. I medici, infatti, sono direttamente chiamati in causa, hanno un pesante onere, perché sono loro a firmare un lasciapassare, un “certificato di idoneità alla vita in comunità ristretta” dei poveri migranti. Secondo il parere della psichiatra Carla Ferrari Aggradi, presidente del Forum per la Salute Mentale e dell’Associazione Marco Cavallo, la questione della idoneità non è altro che una mistificazione colpevole, nella fondata consapevolezza che la psichiatria debba essere solo uno strumento provvidenziale per prendersi cura delle persone che stanno male, e non un medium securitario, una sorta di “tutore dell’ordine”. Personalmente e culturalmente mi sento di condividere le doglianze degli attivisti di “Stop Cpr Roma”. Le mefitiche gabbie ferrigne di arbitraria detenzione, che calpestano la dignità delle persone e i loro fondamentali diritti inalienabili, andrebbero chiuse, dismesse per sempre. Marco Cavallo, la stupenda colorata statua di cartapesta, voluta fortemente da gente valida e generosa, nel 1973, insieme agli internati dell’ospedale psichiatrico di Tieste, è tornato fra noi, è tornato a far splendore di sé. È tornato, Marco Cavallo, a battersi per la vita contegnosa e a spendersi per una nobile causa comunitaria. L’8 ottobre Marco Cavallo sarà a Brindisi, il 10 ottobre a Bari. Prepariamoci ad accoglierlo con affetto, con gioia.
Marcello Buttazzo

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