Le carceri e la piaga del sovraffollamento
di Marcello Buttazzo –
Intervenendo ad un convegno, a Palazzo Giustiniani, a Roma, organizzato dalla cooperativa “La Valle di Ezechiele” (che si occupa di dare lavoro agli ex detenuti), il presidente del Senato Ignazio La Russa ha annunciato che presto incontrerà Roberto Giachetti, deputato di Italia viva e membro del Partito radicale transnazionale, per esaminare la proposta di liberazione anticipata. Le parole di La Russa sono beneauguranti: “Farò moral suasion perché se ne discuta”. Il presidente del Senato ha sostenuto che l’ormai cronicizzato sovraffollamento delle carceri italiane non può essere affrontato con misure episodiche, ma con e un vero e proprio progetto strutturale. La situazione fra le sbarre di dura e insensibile ferraglia è davvero insostenibile, gravissimamente emergenziale: ci sono attualmente più di 62mila detenuti, a fronte d’una capienza regolamentare di circa 50mila posti. L’anno appena trascorso (il 2024) è stato tremendo, orribile, con il record assoluto di suicidi. E in questi mesi del 2025, le condizioni d’esistenza dei detenuti e dei detenenti si sono ulteriormente aggravate. È necessario più che mai adoperarsi in modo oculato, razionale, per decongestionare le prigioni irrespirabili. A breve termine, la proposta di liberazione anticipata avanzata dal deputato Giachetti per alcune categorie di detenuti è una strategia adattativa sostenibile e auspicabile. Epperò, a lungo termine, ci si dovrebbe muovere con accorgimenti ancor più studiati e meditati. Bisogna, per l’innanzi, restituire speranza e dignità alle persone, costrette a vivere in celle affollatissime, sovente fatiscenti, con servizi igienici inadeguati. Detenuti spesso impossibilitati ad accedere in carcere al lavoro e alle necessarie attività culturali e ricreative. Una funzione primaria deve avere la rieducazione. Se mancano le condizioni essenziali per garantire questa norma aurea e prioritaria, si compie un imperdonabile misfatto. A mio avviso, la riforma più saggia e lungimirante a lungo termine per le case di pena dovrebbe contemperare forme di amnistia e di condono della pena, congiuntamente ad una nuova e più aggiornata concezione di pena, come auspicato anche da Fabio Pinelli, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Attualmente i magistrati di sorveglianza sono oberati dal lavoro e non riescono a instaurare un adeguato rapporto con il detenuto, alfine di condurlo sulla strada virtuosa della rieducazione. Auguriamoci che il pronunciamento del presidente La Russa abbia un seguito e uno sviluppo propositivo. È moralmente e umanamente inaccettabile che istituti come la Casa Circondariale di Busto Arsizio o quella di Brescia- Canton Monbello patiscano un tasso di sovraffollamento del 200% con celle da 13 o anche da 15 detenuti. Intanto, salutiamo con gioia la sospensione momentanea dello sciopero della fame di Rita Bernardini, presidente della Ong radicale “Nessuno tocchi Caino”, che durava da 22 giorni. Rita Bernardini, dopo la dichiarazione di intenti di La Russa, ha preferito aprirsi alla fiducia e all’attesa.
Marcello Buttazzo

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