di Marcello Buttazzo –

Mercoledì 5 febbraio, a Palazzo Chigi, la premier Meloni ha presieduto un vertice sulla delicata questione delle carceri. Erano presenti all’incontro anche il ministro della Giustizia Nordio, il sottosegretario Delmastro, il Commissario per le carceri, Marco Doglio, rappresentanti del Mit e del Dap. Dalla riunione risulta che l’obiettivo di questo governo di centrodestra è “realizzare 7.000 nuovi posti detentivi”. Ma davvero un’emergenza gravissima e lacerante si può affrontare proponendo di costruire nuove carceri o adottare strutture dismesse (come le caserme) per la detenzione? Le prigioni italiane sovraffollate fino allo stremo, con il record assoluto di suicidi nel 2024 fra le sbarre di dura e insensibile ferraglia, sono luoghi sovente fatiscenti e invivibili. La Corte Europea dei diritti dell’uomo già nel 2013 e nuovamente poi nel 2023 ha condannato il nostro Paese per il sovraffollamento carcerario. Al cospetto d’una situazione avvilente, il governo italiano anacronisticamente sa proporre, come al solito, solo l’edificazione di nuove prigioni (senza peraltro investire economicamente). Epperò Meloni e compagnia non sono capaci di portare avanti nessuna concreta riforma. Ci vorrebbe un po’ d’umiltà e di buon senso. Se non si ha il coraggio politico di adottare, nella fattispecie, qualche forma auspicabile di amnistia o di indulto, si cerci tuttavia di praticare altre strade più percorribili. I nostri “onnipotenti” governanti potrebbero, per una volta, dare ascolto a chi da sempre si occupa di queste questioni. Mi riferisco, in specie, ad avvocati, penalisti, attivisti, alle associazioni Antigone e “Nessuno Tocchi Caino”. Per garantire l’integrità e il rispetto dei diritti dei detenuti, non giova la pavidità di certuni. “Nessuno Tocchi Caino” prospetta “la liberazione anticipata speciale come misura urgente, seppur temporanea, in attesa d’una riforma più ampia e strutturale del sistema carcerario”. Antigone, già ai tempi dell’emergenza Covid (2020), aveva avanzato la necessità di ricorrere all’affidamento in prova in casi particolari e alla detenzione domiciliare estesa a persone che abbiano problemi sanitari. Le case di detenzione italiane sono popolate di tossicodipendenti e individui con problemi psichici di varia natura. Nei fatti, manca la volontà politica di voler risolvere adeguatamente un tragico problema. Per la paura di perdere consenso elettorale, il governo Meloni è tutto ripiegato su se stesso, paralizzato, totalmente incapace di addivenire a soluzioni logiche e umanitarie.

Marcello Buttazzo