di Marcello Buttazzo –

Il governo Meloni ha deciso di impugnare la legge sul fine vita della Toscana, perché “lede le competenze esclusive dello Stato in materia di ordinamento civile e penale”. Epperò, la Regione Toscana di Eugenio Giani non aveva fatto altro che recepire pedissequamente le sollecitazioni della Corte Costituzionale, che predefiniva paletti ben precisi per poter accedere al suicidio medicalmente assistito. Di certo, la Consulta, a partire dal 2019, ha esortato il Parlamento latitante a legiferare su questa dirimente questione eticamente sensibile.  In questi anni, l’Associazione radicale Luca Coscioni, fondata nel 2001 da Marco Pannella e dall’economista e maratoneta Luca Coscioni, grazie all’impegno, alla passione, alla competenza soprattutto di Filomena Gallo, di Marco Cappato, di Mina Welby, s’è adoperata proficuamente per addivenire ad una praticabile legge sul fine vita, redatta in rigorosi quadri normativi. Dal 2019 (ma anche negli anni precedenti), i deputati del Parlamento italiano si sono dimostrati totalmente inadempienti. Le proposte di legge sul fine vita si sono arenate nelle secche delle Commissioni, ancor prima di essere discusse.  Eppure la vita che finisce (la vita che sfiorisce) riguarda tanti cittadini e cittadine italiane. Diciamolo chiaramente: la deregulation regionale sul suicidio medicalmente assistito o sull’eutanasia non rappresenta il massimo delle aspettative. Il fatto che ci possa essere una disomogeneità funzionale è una limitazione grave, che potrebbe ingenerare perfino fraintendimenti e disparità di trattamento. Anche se, a rigore, la Regione Toscana, nel promulgare la legge sul fine vita, s’è rigorosamente attenuta a ciò che ha sentenziato la Corte Costituzionale. I quattro requisiti cardine della Consulta per poter accedere al suicidio medicalmente assistito sono stati pienamente rispettati. Ora la questione che si pone è politica. E chiama direttamente in causa la sventatezza d’una classe parlamentare finora latitante e impacciata. Occorre davvero una legge nazionale sul fine vita, scritta secondo i canoni voluti dalla Consulta, in ossequio a quanto sostenuto di Comitati bioetici. In Parlamento, le accettabili proposte di legge (anche di iniziativa popolare) giacciono, dormienti. La inevitabile polemica politica, seguita all’intendimento del governo Meloni di impugnare la legge sul fine vita della Toscana, è davvero deprimente, di bassa lega, terra terra. Vorrei solo stigmatizzare le parole, come al solito fuori registro, del forzista Maurizio Gasparri, che ha avuto l’impudenza di affermare: “La legge Toscana è chiaramente incostituzionale e dimostra quanto la sinistra abbia intenti temerari e speculativi su un tema delicatissimo”. Dove è stato in questi anni Gasparri? Dove è vissuto? Dove è stato Gasparri, dal 2009 in poi (dopo il triste caso di Eluana Englaro)? Cosa hanno fatto per le questioni eticamente sensibili Gasparri e tutto il centrodestra, oltre a blandire i più integralistici e fanatici gruppi “pro-vita”? 

Marcello Buttazzo