di Marcello Buttazzo –

La Tesla elettrica di Elisabetta Piccolotti ha scatenato soverchie polemiche. Sono stati in tanti (politici, opinionisti, giornalisti, cittadini) a scagliarsi contro la brava e preparata deputata di Avs, definita anche “fighetta di sinistra” (nel migliore dei casi). Ovviamente, “altissimi” si sono levati gli strali contro l’esponente politica sui social, su Facebook, sovente ricettacolo terminale di insulti, di improperi, di sgrammaticature, non solo lessicali, ma anche mentali. La deputata di Avs ha l’unica “colpa” di aver acquistato un’auto di 47 mila euro, che ha sempre impiegato per andare ad iniziative pubbliche, alla Camera, negli studi di DiMartedì su La7 (dove spesso esprime concetti e pensieri significativi). La vulgata denigratoria è superficiale, non va mai all’essenza dei fatti, alla ragione effettiva delle cose. Elisabetta Piccolotti è di umili origini, figlia di un operaio e d’una madre che fa la segretaria a scuola. Con il suo partito di sinistra progressista e radicale, Piccolotti non si batte manifestamente contro i beni di lusso, ma per una più equa giustizia sociale, per una tassazione sui patrimoni. Avs è schierata apertamente per una necessaria transizione ecologica contro i predatori alla Trump, che vorrebbero far annegare l’ecosistema Terra sotto l’onda dirompente del petrolio, combustibile fossile fortemente inquinante e a termine. Se le critiche volgari e virulente su Facebook sono fastidiose e prevedibili, lascia alquanto perplessi la presa di posizione, nella fattispecie, di alcuni giornalisti sensibili e impegnati socialmente. Su “Il Corriere della Sera” di giovedì 13 marzo, nella rubrica in prima pagina “Il caffè”, Massimo Gramellini ha scritto un mattinale velenosissimo nei confronti di Elisabetta Piccolotti. Il giornalista ha affondato la sua penna contro gli esponenti della “sinistra ideologica”, “i quali si scagliano contro i beni di lusso”, che “chiedono i voti a persone che 47 mila euro non li vedono in anni di lavoro”. Gramellini, in modo apodittico, per nulla avvezzo (in questo caso) al ragionamento critico (nel significato etimologico di saper distinguere), ha sostenuto: “È il fighettismo la vera croce di una certa sinistra italiana”. Ovviamente, il suo pezzo è banalmente offensivo. Si scrivono tante inutili parole, tante corbellerie. Qualcuno potrebbe perfino asserire (sbagliando) che Gramellini sia un buonista a giorni alterni, innamorato dei salotti televisivi. 

Marcello Buttazzo