La mobilitazione contro il decreto sicurezza del Governo Meloni
di Marcello Buttazzo –
La società civile e gli intellettuali finalmente hanno cominciato ad esprimere evidente malcontento nei confronti dell’illiberale, reazionario “decreto legge sicurezza”, fortemente voluto dal governo Meloni. Sono state raccolte già più di 3500 firme in calce all’”appello per una sicurezza democratica”, un grido d’allarme di cittadine e cittadini italiani, pronti a far emergere i profili di incostituzionalità dell’irrazionale decreto.
Fra i firmatari del documento ci sono 236 giuristi, tre presidenti emeriti della Consulta (Zagrebelsky, Silvestri, De Siervo), gli ex vicepresidenti Cheli e Maddalena, l’ex procuratore capo di Milano Eugenio Bruti Liberati, l’ex procuratore Antimafia Franco Roberti, l’ex presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno, l’ex procuratore di Torino Armando Spataro, diversi intellettuali (fra i quali Massimo Cacciari, Nadia Urbinati, Tomaso Montanari, Alessandro Barbero, Agostino Giovagnoli, Nando Dalla Chiesa, don Virginio Colmegna, il presidente delle Acli Emiliano Manfredonia).
Non mancano le firme dei politici di opposizione (fra le quali Conte, Bonelli, Magi, Tarquinio, Toia, Castagnetti).
Era apparso subito evidente che il dispotico decreto legge fosse un vero e proprio colpo di mano del governo di centrodestra. Meloni, Piantedosi, Nordio, Salvini, Tajani, Lupi e compagnia hanno avuto la pretesa di trasformare il testo nell’ennesimo decreto legge, senza che vi fosse un effettivo presupposto di necessità e d’urgenza. Nel “decreto legge sicurezza” vi sono vistose zone d’ombra, con la creazione ex novo di reati, tendenti più che altro a criminalizzare anche forme innocue di dissenso. I titolati del governo Meloni hanno avuto l’ardire di comparare i centri di trattamento per stranieri extracomunitari al carcere, hanno avuto l’impudenza di trasformare la resistenza passiva dei detenuti in condotte attive di rivolta.
Esposti all’aggravante di reato sono anche gli attivisti e gli studenti che prendono parte a pubbliche manifestazioni. Per non dire che l’inverecondo “decreto legge sicurezza” apre le porte del carcere anche a donne incinte o con figli piccoli, una chiara violazione dei diritti civili e democratici, un’offesa alla Carta dei diritti umani. I firmatari dell’appello per la sicurezza democratica denunciano a chiare lettere la “torsione securitaria” dell’esecutivo Meloni, una “limitazione del dissenso”, l’impostazione autoritaria e antidemocratica. Nel documento dei giuristi e degli intellettuali si possono leggere parole inequivocabili: “Confidiamo che tutti gli organi di garanzia costituzionale mantengano alta l’attenzione e censurino questo allontanamento dallo spirito della nostra Costituzione”.
Intanto da martedì 29 aprile (durerà fino al 30 maggio), il Coordinamento nazionale comunità accoglienti e il Forum Disuguaglianze e Diversità, dopo sollecitazione del fondatore di Libera don Luigi Ciotti, hanno dato l’avvio ad una forma di disobbedienza civile di sapore pannelliano: un digiuno a staffetta contro l’immorale “decreto legge sicurezza”, “una grande azione collettiva” contro le violazioni dei diritti fondamentali delle persone.
Marcello Buttazzo

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