di Marcello Buttazzo –

La premier Giorgia Meloni, intervenendo martedì 27 maggio all’assemblea di Confindustria a Bologna, ha esposto, tra le altre cose, il suo stranoto quaderno di doglianze contro la transizione energetica e ha invitato “a correggere un approccio ideologico che ha provocato danni enormi, senza produrre i vantaggi ambientali decantati”. I costi dell’energia sono esagerati e la presidente del Consiglio ha la ricetta giusta quantomeno per abbassarli. “La carta da giocare è il ritorno al nucleare”, ha declamato la leader di Fratelli d’Italia. “Scelta coraggiosa”, secondo Meloni. Epperò, la nuova “scommessa” atomica, sposata dal governo di centrodestra italiano, presenta un piccolissimo problema. Pichetto Fratin, Salvini, Meloni, prima di investire denari e di sponsorizzare supposte “rivoluzioni” energetiche, dovrebbero avere quantomeno il buon senso di consultare gli scienziati del Centro nazionale delle ricerche (Cnr). I fisici, i chimici, i ricercatori di fisica e chimica nucleare, potrebbero chiarire le idee ai politici destrorsi. Per intanto, a diverse latitudini, i piccoli reattori nucleari di ultima generazione per essere operativi richiedono anni di lavoro e di cura. E il tempo stringe. Inoltre, in Italia (e negli altri paesi europei) non c’è la tecnologia per produrli. Ovviamente, dovremmo importare dai cosiddetti paesi poveri (ricchi di uranio) la materia prima, che noi non possediamo. L’uranio ha un costo esorbitante e continuamente oscillante. E inoltre, in Italia, a differenza di altri paesi europei, non esiste ancora una struttura dove stoccare i rifiuti radioattivi. Certo, qualche brillante rappresentante partitico del pensiero dominante potrebbe pensare di portare le scorie nei paesi poveri, sporcati dai nostri rifiuti, solitamente depredati dalle politiche rapinose dell’Occidente obeso e opulento. Ma tutto ciò è altamente immorale. Verosimilmente, la cosiddetta “autonomia energetica” è pressoché impossibile da raggiungere, per una serie di motivi. Pertanto, è necessario più che mai continuare a impiegare risorse umane e capitali economici per proseguire sulla strada virtuosa delle energie rinnovabili e pulite. L’Italia è la terra dell’acqua, dei fiumi, del vento, del sole. S’insista con lo sfruttamento dell’energia idroelettrica, con i pannelli fotovoltaici, con l’energia marina, con l’energia eolica. Si continui ad importare la quota contenuta e minima di energia nucleare dalla Francia. Si abbia soprattutto l’intelligenza politica, imprenditoriale, ecologicamente sostenibile, di far arrivare da noi quantità rilevanti di idrogeno, che è l’elemento chimico più semplice e più diffuso nell’universo, “carburante perpetuo”, inesauribile e del tutto esente da emissioni inquinanti, nonché il principale costituente delle stelle e del sole. 

Marcello Buttazzo