di Marcello Buttazzo –

Il plutocrate Elon Musk ha una missione vitale e prioritaria da adempiere: invertire drasticamente la curva mondiale di denatalità. Il tycoon, oltre ad occuparsi di giganteschi conflitti di interessi, di satelliti, di voli su Marte, di social media, di tagli indiscriminati alla macchina statale americana, di virulente intrusioni nelle faccende politiche degli Stati europei, è anche un estimatore e cultore della famiglia. Non proprio la famiglia tradizionale, tanto amata e sponsorizzata dagli spiriti conservatori di tutto il mondo: lui è l’antesignano della famiglia allargata. Musk, fino ad oggi, ha avuto 12 figli da tre donne diverse. In questi giorni, s’è fatta viva anche Ashley St. Clair, giornalista 26enne, influencer della destra trumpiana, che su X ha reso pubblica una notizia per molto tempo tenuta segreta: cinque mesi fa la donna avrebbe partorito il tredicesimo figlio di Musk. In nome ovviamente del rispetto rigoroso della famiglia tradizionale, l’uomo più ricco del mondo, negli ultimi anni, ha generato i suoi figli quasi contemporaneamente da donne diverse. Uno degli obiettivi manifesti del buon uomo, nel far fiorire cotanta figliolanza, è di stampo prettamente elitario: mettere al mondo creature con il suo patrimonio genetico e quindi super intelligenti. Per fortuna, la Natura e la genetica soprattutto sono altamente democratiche. Al processo di fecondazione concorrono il genoma della madre e del padre e, nel processo d’anfimissi, i Dna dello spermatozoo e della cellula uovo si mischiano in uno zigote dalle potenzialità imprevedute. Di fatto, non esiste un meccanicismo stereotipato, la biologia è fluttuante. Insomma, i figli del visionario Trump non necessariamente possiedono i geni di tanto assennato ed equilibrato padre. 

Marcello Buttazzo