La crisi delle Edicole
di Marcello Buttazzo –
Alberto Barachini, sottosegretario all’Editoria, ha promesso che il suo governo di centrodestra provvederà a stanziare un finanziamento di 10 milioni di euro a sostegno delle edicole in varie forme e inoltre di 3 milioni per i punti vendita che non sono “edicole pure”. È, senz’altro, un intendimento meritorio e positivo questo del governo Meloni, qualora si dovesse concretizzare nei fatti. Nell’era della rivoluzione liberale di Internet, le edicole attraversano una crisi nera. Come ha evidenziato Ermanno Anselmi, coordinatore nazionale Fenagi, la Federazione dei giornalai aderente a Confesercenti, “negli ultimi trenta anni siamo passati dai 10 milioni di copie di giornali vendute, al giorno, a poco più di un milione”. In Italia, c’è un’edicola ogni 5 mila abitanti. Le stime per il futuro sono, ovviamente, deprimenti. Per il 2030, se dovessimo perseverare con questo trend, ci sarà una rivendita ogni 7.500 abitanti. La situazione è drammaticamente emergenziale. E non da oggi. Anche prima dell’avvento di Internet, nel secolo passato, gli edicolanti non se la passavano bene. Mio padre Pietro e mia madre Antonietta avevano un’edicola, a Lequile, in provincia di Lecce, insieme ad un emporio, già a partire dal 1953. Successivamente, nel 1973, i mei genitori e mio fratello Emidio acquistarono dalla Tabacchiera di Roma un’edicola in lamiera di seconda mano, che venne installata nella centrale piazza San Vito del nostro paese. Conosco pienamente i sacrifici continui esperiti dai miei familiari per un’attività scarsamente remunerativa, con orari di lavoro assurdi (si apriva alle 5 e 30, si chiudeva per la pausa pranzo alle 13, si riapriva alle 16, si abbassava la saracinesca alle 20). Si stava aperti anche d’estate, a luglio e agosto. Fino al 1984, c’era a Lequile una sola edicola. Pertanto i miei genitori e mio fratello, per assicurare l’informazione quotidiana ai cittadini e alle cittadine, non potevano prendersi neppure un giorno di ferie in estate. Certo, lo sviluppo prorompente di Internet ha mortificato le vendite del cartaceo e costretto alla chiusura migliaia e migliaia di “edicole pure” in Italia. Epperò, la crisi è più antica. Già i politici della prima Repubblica e poi quelli venuti dopo non sono stati in grado di pianificare una ragionevole riforma sull’Editoria. Gli edicolanti, da sempre, sono l’anello più debole del sistema, perché hanno dovuto fare i conti storicamente con distributori di giornali molto esigenti e con un sindacato sovente assente, latitante. Pertanto, ben vengano gli aiuti tipo bonus del governo Meloni. Ma non sono sufficienti. Occorre più che mai una riforma strutturale e sensata sull’Editoria, che nel Belpaese manca da sempre.
Marcello Buttazzo

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