di Marcello Buttazzo –

Rosalino Cellamare, in arte Ron, opportunamente tesse le lodi del grande Lucio Dalla e canta i suoi testi. Ron sta preparando, sta scrivendo anche il nuovo album di inediti con cui nel 2020 festeggerà i 50 anni di una brillante e sonora carriera. Lui giustamente ha una venerazione assoluta per l’esperienza cantautorale, è intimamente devoto a uno stile di canzoni, che hanno influenzato i costumi e hanno affascinato diverse generazioni di italiani. Di giovani e di meno giovani. De Andrè, De Gregori, Vecchioni, Fossati, Dalla, Guccini, Conte, Paoli, Tenco fanno parte di diritto dell’immaginario sentimentale e affettivo della società italiana. Epperò preso da frenesia celebrativa, Rosalino Cellamare probabilmente esagera un pochino allorquando afferma: “Il nostro cantautorato meriterebbe il Nobel, come ha detto Paolo Conte. Intanto bisognerebbe far studiare quei testi e quelle canzoni nelle scuole, come Leopardi e Montale”. Personalmente sarei felicissimo se, in qualche modo, l’esimio ministro leghista dell’Istruzione Bussetti facesse studiare obbligatoriamente nelle scuole almeno le poesie di Caproni, di Gatto, di Bertolucci, di Penna, di Bellezza, di Raboni, di Magrelli, di Spaziani, di Merini, di Conte. E di altri.

Marcello Buttazzo