di Marcello Buttazzo –

Alcune regioni italiane cominciano ad esaminare proposte di iniziativa popolare per cercare di addivenire ad una legge sul “fine vita”. L’autodeterminazione del soggetto e la sua autonomia morale sono fattori irrinunciabili, ineludibili. Giustamente, però, diversi giuristi cattolici hanno rilevato che una eventuale legge regionale, ad esempio sul suicidio assistito, potrebbe peccare di incostituzionalità. La Corte Costituzionale, nel 2019 e successivamente nel 2024, s’è espressa chiaramente, sollecitando il silente e dormiente Parlamento a legiferare su una delicata terra di confine. Hanno pienamente regione i professori cattolici di diritto costituzionale, i quali asseriscono che “la Corte non ha affatto riconosciuto una competenza regionale al riguardo”. Per oltrepassare le sabbie mobili della noncuranza, occorrerebbe che questa classe parlamentare si destasse, prendendo coscienza d’una situazione oggettiva da regolamentare in rigorosi quadri normativi nazionali. Ma, in Parlamento, prevalgono gli ideologismi e i furori confessionali di alcuni schieramenti, sicché dobbiamo per il momento rassegnarci. Questi politici parlamentari sono votati a disattendere ancora clamorosamente i pronunciamenti della Consulta. Dal momento, però, che Meloni, Salvini, Tajani, Lupi e compagnia, sono molto ligi al cosiddetto concetto di “sacralità della vita umana”, potrebbero prestare attenzione a ciò che propone il mondo cattolico. Martedì 12 febbraio, la Chiesa cattolica celebra la Giornata mondiale del Malato. Tania Piccione, presidente della Federazione italiana Cure palliative, ha fatto notare: “Il diritto di accesso alle cure dovrebbe entrare nell’agenda delle istituzioni come una priorità perché è paradigma di civiltà”. Purtroppo, in Italia, solo una persona su tre fra quante ne avrebbero diritto accede alle cure palliative, con sensibili disparità fra le varie Regioni. Le cure palliative impattano sulla qualità della vita, la migliorano, preservano la dignità della persona fino alla fine. Il governo Meloni non sa garantire una intensa e proficua cooperazione con le strutture sanitarie pubbliche e con enti del Terzo settore. Ciò detto, ontologicamente e filosoficamente ci sarebbe molto da dibattere anche sul concetto laico di disponibilità della vita umana, che certuni un po’ surrettiziamente mettono sempre in antitesi con la cosiddetta “sacralità dell’esistenza”. Di fatto, i politici italiani della contemporaneità sono totalmente incapaci di legiferare su una dolente questione bioetica. E ciò va a loro detrimento.

Marcello Buttazzo