di Marcello Buttazzo –

I referendum dell’8 e 9 giugno sul lavoro e sulla cittadinanza, tra le altre cose, stanno contribuendo a stabilizzare un’area politica ben definita: il centrosinistra progressista e liberale. Sui quesiti referendari Pd, Movimento 5 Stelle, Avs, +Europa, hanno già costruito un’alleanza di proponimenti ben strutturata, che può lavorare proficuamente in questi 2 anni per preparare l’alternanza democratica all’inadeguato e illiberale governo Meloni. Anche l’ex “rottamatore” Renzi si colloca a pieno titolo in quest’alveo di centrosinistra. Anche se l’ex “riformista” in camicia bianca è stato fautore di inadatte e improvvide leggi sul lavoro, tipo lo Jobs act, che i prossimi referendum di giugno si propongono finalmente di smantellare, nel suo mandato da premier ha avuto meriti rilevanti. Ne cito solo due, sul versante dei diritti civili e delle questioni eticamente sensibili: la legge sulle coppie di fatto e la normativa sul testamento biologico. Certo, la legge sulle unioni civili è gravemente deficitaria, perché andrebbe revisionata (magari da un governo di centrosinistra), al fine di garantire alle coppie omosessuali gli stessi diritti goduti dalle famiglie tradizionali, canonicamente riconosciute. Ciò detto, l’ex premier ed ex segretario del Pd, ora leader di Italia viva, rappresenta di certo una risorsa per lo schieramento progressista e liberale di centrosinistra. Più sfuggente e aleatoria la figura di Carlo Calenda, che, pur autodefinendosi un progressista liberale, in questi ultimi due anni ha stretto accordi regionali con il centrodestra, ha favorito in Parlamento mozioni sponsorizzate dal governo Meloni, ha sposato l’invereconda “scommessa” nucleare, tanto cara a Pichetto Fratin, a Salvini, cioè a gente che ha una scarsa conoscenza della questione atomica, e piuttosto che consultare gli scienziati del Cnr pensa a criticarli con argomentazioni insostenibili e propagandistiche di bassa lega. Ora, s’approssimano le elezioni regionali in Campania, che si svolgeranno il prossimo 23 novembre. La Campania è un laboratorio per cementare l’alleanza fra Pd, Cinque Stelle, Avs, +Europa, socialisti, liberali, Rifondazione comunista, e magari anche Potere al Popolo. Un candidato che potrebbe mettere d’accordo, in Campania, per capacità inerenti e per visione è l’ex presidente della Camera Roberto Fico. L’ex grillino, pur facendo parte del Movimento 5 Stelle della prima ora, ha sempre palesato una cultura ambientalista, attenta alle questioni sociali, mai qualunquista. Insomma, Fico, pur essendo grillino degli albori, non ha mai avuto la rozza pretesa di voler aprire il Parlamento come una scatola di tonno. Del resto, prima di aderire al movimento eterogeneo e talvolta con pulsioni politiche ampiamente sgrammaticate di Beppe Grillo, Fico aveva trascorsi come elettore di Rifondazione comunista, molto impegnato nei movimenti. In Campania, il sindaco di Benevento Clemente Mastella, ex democristiano storico, si candida a mediare fra il Pd, De Luca e Cinque Stelle, nella convinzione fondata che Roberto Fico costituisca un validissimo candidato governatore di centrosinistra. E Mastella è uno che di politica attiva ne capisce veramente.

Marcello Buttazzo