I capitomboli dell’illiberale Antonio Tajani
di Marcello Buttazzo –
Il vicepremier e ministro Antonio Tajani, leader di Forza Italia, ha gettato la maschera, invitando il popolo azzurro a non votare i referendum sul lavoro e sulla cittadinanza del prossimo 8 e 9 giugno. “Non andare a votare a un referendum è una scelta politica, non dimostra disinteresse nei confronti degli argomenti”, ha sostenuto il segretario di Forza Italia. Evidentemente Tajani, che detta la linea del suo partito, è contento che, in Italia, resti in vigore l’inadeguato Jobs Act di formulazione renziana. Evidentemente Tajani è felice della disciplina sui licenziamenti, dei contratti precari che affannano e deprimono i lavoratori. La scelta illiberale di Tajani e di Forza Italia dimostra palesemente quanto falsa e opportunistica sia certa politica. Tutti ricordiamo che nell’estate scorsa l’Antonio azzurro ci ha ammorbato la vita con le sue proposte sullo ius scholae, diventato poi più patriotticamente ius Italiae (al tempo di “Dio, patria e famiglia” anche la terminologia è d’uopo). Non saprei dire con irrefutabile certezza se Tajani fosse sincero, allorquando proponeva di favorire norme di cittadinanza più ragionevoli. Di certo, adesso che il referendum prospetta regole più agevoli per poter ottenere la cittadinanza italiana, il leader azzurro fa un capitombolo all’indietro, assecondando le idee popolazionistiche asfittiche e anacronistiche di Fratelli d’Italia e della Lega. Che un partito liberale (o che ha la pretesa di essere liberale) come Forza Italia si ripieghi pericolosamente su posizioni sovraniste dimostra, tra le altre cose, una povertà culturale non da poco conto. Il segretario di +Europa Riccardo Magi, nella fattispecie, a proposito del pronunciamento di Tajani, ha parlato opportunamente di “posizione non molto istituzionale e un po’ sgangherata”. Auguriamoci che i cittadini di centrodestra non seguano alla lettera le indicazioni dei leader di partito e vadano a votare. Per comprensibili motivi, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia desiderano che non si raggiunga il quorum e i 5 referendum falliscano l’obiettivo primario. Epperò, la gente responsabile e matura potrà scorgere la bontà dei 5 referendum, che intendono rendere più trasparenti e più giuste le norme sul lavoro e sulla cittadinanza. Per finire, vorrei evidenziare anche lo sfilacciamento e la decadenza della politica contemporanea. Ai tempi della prima Repubblica, ricordo che in televisione erano frequenti i confronti fra i politici degli opposti schieramenti, in apposite tribune elettorali, sui quesiti referendari. Nella triste era attuale, in cui la premier Meloni evita le conferenze stampa e si lascia intervistare solo dai giornalisti amici, i fratelli e le sorelle d’Italia scappano pavidamente dai confronti. Dovrebbero rammentare, questi signori, che la politica è, per l’innanzi, partecipazione, scontro e incontro dialettico.
Marcello Buttazzo

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