Giorgia, il premier di governo e di “lotta”
di Marcello buttazzo –
Un presidente del Consiglio avveduto dovrebbe rappresentare tutti gli italiani. E anche il suo atteggiamento comunicativo dovrebbe essere di ampie vedute. La premier Giorgia Meloni, invece, rifiuta rigorosamente le conferenze stampa, odia le domande scomode dei giornalisti non allineati, concede unicamente il suo fine eloquio alle trasmissioni televisive amiche. Nel programma di Nicola Porro, “Quarta Repubblica” su Rete 4, lunedì 2 dicembre, Giorgia Meloni ha dimenticato d’essere la premier d’un governo e s’è abbandonata al solito virulento comizio tv. La “pasionaria” di lotta emerge sempre. Forse, Meloni surrettiziamente ritiene di stare ancora all’opposizione. Il suo mestiere di vivere è quello di accusare di irresponsabilità chiunque s’opponga al suo “inconfutabile” pensiero. In particolare, la Cgil è uno dei suoi nemici preferiti. “Capisco le difficoltà di Landini, perché i suoi argomenti sono deboli come i suoi risultati”, ha detto la premier al sodale Porro. Meloni molto modestamente ai suoi interlocutori compiacenti tratteggia sempre gli scoppiettanti “successi” del suo esecutivo poderoso. Perfino sulla evidente fallimentare politica immigratoria con le deportazioni in Albania, la premier non si rassegna: “L’Albania funzionerà”. I politici contemporanei non sempre sanno aderire compiutamente al laico principio di realtà. A questa regola aurea dello stare al mondo, prediligono sovente la più facile propaganda strumentale.
Marcello Buttazzo

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