di Marcello Buttazzo –

Su “La Gazzetta del Mezzogiorno” (mercoledì 17 settembre), precisamente sulla Gazzetta di Bari, ho letto un articolo commovente di Nicole Cascione. Filomena Frisardi, donna “senza fissa dimora”, non c’è più, è deceduta. La 63enne Filomena viveva in strada da oltre 40 anni, frequentava assiduamente la stazione dei treni, era solita fare lunghissime camminate per Bari. È stata una donna d’amore e di virtù, Filomena, clochard dal cuore gentile e dall’animo adamantino. Generosa, accorta. Dignitosa. Come tutti gli spiriti erranti segnati significativamente dall’esistenza. I suoi vissuti sono pregni di dolore, di sofferenze, di abbandoni. Chi l’ha conosciuta l’ha amata intimamente. Ai suoi funerali presso la Chiesa Madre del cimitero monumentale di Bari erano presenti numerosi amici, volontari, conoscenti, cittadini del capoluogo pugliese. Era benvoluta da tutti, da tutte, Filomena, per la sua bontà e discrezione. Gli uomini e le donne che bordeggiano con decoro i margini di questa società ci insegnano gratuitamente la grazia e l’umana bellezza. Ci insegnano la forza dirompente dell’illesa venustà. Filomena se n’è andata compostamente, accasciandosi per strada in Corso Italia, a Bari. Fa bene al cuore ricordarla con le parole di Nicole Cascione: “Amava farsi chiamare Filo. E come un filo sottile, ha cucito relazioni, rotto pregiudizi, ricamato atti d’amore silenziosi”.