di Marcello Buttazzo –

Nel mare nostro si continua a morire. Un barcone con 28 migranti (di cui 3 bimbi) s’è rovesciato in acque libiche, prima di arrivare a Lampedusa. I disperati delle acque e delle terre (siriani e sudanesi) erano partiti il primo settembre da Sabratah. Sono sopravvissute solo 7 persone, 21 sono disperse. I racconti dei superstiti, peraltro soccorsi dalla Guardia costiera italiana, sono strazianti. Senza né acqua né cibo, sono stati alla deriva per tre giorni, aggrappati allo scafo capovolto. Ora i sopravvissuti si trovano nell’hotspot di Lampedusa. Le stragi di esseri umani nel Mediterraneo sono una triste evenienza, che dolora i cuori. Si potrebbero evitare tali sciagure? Forse, sì. Per l’innanzi, in ballo è chiamata l’Europa latitante, incapace di pianificare politiche rigorose e, al contempo, morbide, flessibili. Prima viene l’accoglienza. L’accogliere con cura e con amore dei povericristi fuggiti da conflitti, persecuzioni etniche, da miseria economica, da devastazioni ambientali. L’Italia s’affaccia sul mare, collega l’Africa all’Europa. Ovviamente il nostro governo dovrebbe essere in prima linea con misure adeguate per favorire il contegnoso approdo delle altre genti. Ma l’Italia non basta da sola a tirare la carretta. Questo ultimo naufragio è avvenuto in acque libiche. Delle morte in mare dei disperati siamo tutti responsabili. Nessuno escluso. La prima a dover rispondere adeguatamente è l’Europa delle politiche popolazionistiche timide e fiacche. Un’Europa che sa occuparsi di burocrazia, di banche, di direttive da recepire, di moneta unica, ma è assente su rilevati versanti antropologici. Anche il governo Meloni dovrebbe essere più assennato. Per l’innanzi, dovrebbe cercare di progettare “decreti sicurezza” più malleabili, senza magari fare la guerra alle navi ong, senza prevedere la “deportazione” delle genti venute da fuori negli inverecondi Centri di permanenza e rimpatrio nel paese delle Aquile. Se siamo allo sfascio attuale, la colpa è anche del centrosinistra italiano. Era proprio necessario che il governo Gentiloni, ai tempi del ministro Marco Minniti, stringesse accordi capestro con la Libia? Nondimeno, lo scatafascio istituzionale è anche un cedimento, uno sfascio culturale. Come si può pensare di affrontare le politiche immigratorie con la spuntata arma securitaria, in un tempo che reclama a voce alta commistioni multietniche. Un tempo che non sa vedere con occhi di nitore l’enorme questione civile e sociale delle genti diverse, è definitivamente sconfitto, fregato. Il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino, esorta l’Europa ad occuparsi dei canali umanitari “per far viaggiare ed arrivare in sicurezza queste persone”. Papa Francesco e la Chiesa cattolica, da sempre, caldeggiano tale via altamente decorosa, misericordiosa. E, tra le altre cose, produttiva. Le tragedie del mare possono essere fermate con più impegno, ragionevolezza, pragmatismo, con la cooperazione di tutte le forze in gioco. Se ci si abbandona alla neghittosità, si finisce per predefinire e prescegliere le cose nel modo peggiore. Si finisce inevitabilmente per sfiorire in un mare di travaglio.

Marcello Buttazzo