Ada, padrona della sua vita
di Marcello Buttazzo –
Nel Napoletano due donne gravemente affette da Sla potranno accedere al suicidio medicalmente assistito. Lo ha stabilito il Comitato etico territoriale Campania 2. Una delle due donne di nome Ada, 44enne, ha deciso di apparire in un video diffuso dall’Associazione Luca Coscioni, che ha umanamente coadiuvato e sostenuto una persona fortemente provata. Di fatto Ada, a causa della gravissima malattia neurodegenerativa progressiva, non può più parlare. È la sorella che le dà voce. “Ora sono padrona della mia vita e del mio corpo”, ha fatto sapere Ada tramite la sorella. Ada lavorava come operatrice sociosanitaria in Campania. Nel gennaio 2025, l’Asl Napoli 3 Sud aveva espresso un parere contrario alla morte volontaria assistita. Ada ha presentato ricorso d’urgenza. In questi ultimi giorni, il Comitato etico ha ritenuto che essa possieda i requisiti necessari per accedere al suicidio medicalmente assistito. Nel 2019, la Corte Costituzionale è intervenuta su una dolente e delicata terra di confine (il fine vita) e, anche in assenza d’una legge nazionale appropriata (più che mai necessaria), ha aperto le porte (qualora ci siano i requisiti indispensabili) alla morte medicalmente assistita. Sulla vita che finisce, sulla vita che sfiorisce, occorre entrare in punta di piedi, mettendo possibilmente da parte gli inasprimenti ideologici e le recrudescenze confessionali. L’esistenza in divenire non può essere mai concepita in modo stereotipato e fissistico. In una visione olistica dell’esistente, dovremmo oltrepassare ampiamente le definizioni apodittiche dell’etica tradizionale. Insomma, in uno Stato laico e liberale, non si può pretendere di affermare in astratto come irrefutabile una sorta di dogma: e cioè “la vita è sempre intangibile, sempre sacra e inviolabile”. Forse, potremmo asserire più laicamente che la vita sia sacra e inviolabile finché vale la pena di essere vissuta. Se, nel corso di un’esistenza, la persona è colpita da una malattia perentoria, senza scampo, è giusto e umanissimo che essa possa porre fine ai travagli, ai propri giorni. In uno Stato laico e liberale, l’autodeterminazione del soggetto e la sua autonomia morale nei confronti dei trattamenti sanitari devono essere regole auree, da applicare e da rispettare pedissequamente. Vorrei anche dire che il dialogo fra cattolici e laici, fra credenti, atei e diversamente credenti, sulle questioni eticamente sensibili deve continuare fittamente in una sorta di ideale Cortile dei Gentili. Degne d’attenzione e di meditazione (anche e soprattutto per i laici) sono le parole di Pasquale Giustiniani, professore emerito presso la Pontificia Facoltà teologica dell’Italia meridionale e già membro del Comitato regionale della Campania di bioetica per l’aiuto al malato terminale. Il professor Giustiniani, in generale, puntualizza che alla volontà suicidaria una persona talvolta può approdare “come esito “disperato”, perché non adeguatamente accompagnata da terapia del dolore, cure palliative e assistenza domiciliare integrata, e soprattutto non aiutata mediante consulenza psicoterapeutica e psichiatrica”.
Marcello Buttazzo

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