di Marcello Buttazzo

La Legge 40 sulla procreazione assistita, voluta fortemente nel 2004 dall’allora governo Berlusconi e dal trasversale, nutritissimo, inossidabile “partito della vita”, viene di continuo smembrata e smantellata dalla Corte Costituzionale. Effettivamente, la normativa, sulla spinta d’un furore ideologico confessionale, fu partorita illiberale, antiscientifica, pasticciata. Tanti assurdi divieti per mano della Consulta sono caduti: dall’obbligo insensato di dover impiantare tutti gli embrioni prodotti, alla proibizione dell’eterologa. Giorni fa, la Corte Costituzionale ha dichiarata lecita la selezione degli embrioni e la conseguente diagnosi pre-impainto, anche per le coppie fertili portatrici di malattie genetiche. Non c’è nessun pericolo: né d’uno strisciante liberalismo genetico, succube delle allegre richieste di domanda e offerta, né d’una perniciosa eugenetica (come lamentano i soliti Eugenia Roccella e Maurizio Sacconi del Nuovo centrodestra), né una deteriore “cultura dello scarto”. La diagnosi genetica pre-impianto è solo una modernissima tecnica della biologia e della medicina riproduttive, che consente alle coppie di avere un figlio non malato. A marzo del 2016, la Consulta dovrà esaminare un altro punto molto controverso: si dovrà esprimere sulla liceità di poter impiegare per la ricerca scientifica gli embrioni sovrannumerari orfani congelati, non più impiantabili nella mucosa uterina, destinati a deperire e a spegnersi in azoto liquido. Fuori dalle dispute bioetiche, da cittadini attenti al corso della vita ci chiediamo: è più produttivo utilizzare questi embrioni, dal destino segnato, per la sperimentazione e manipolazione scientifica, per dare speranza alla biologia e alla medicina rigenerative, o è più cristiano lasciarli morire, o gettarli nei lavandini e nei water dei laboratori? L’Associazione radicale Luca Coscioni, in questi anni, con la brillante avvocatessa e bioeticista Filomena Gallo, con Marco Cappato, con Mina Welby, è stata molto attiva nel portare avanti ricorsi e nel diffonde una concezione liberale e aperta, in difesa della dignità del soggetto, ad appannaggio d’un approccio democratico. L’Associazione Coscioni si distingue per la sua visione morbida e inclusiva, si batte alacremente in nome d’una flessibile etica della cittadinanza. I modelli antropologici di riferimento, si sa, stridono sensibilmente. Se fosse per l’etica cattolica, neppure la fecondazione omologa dovrebbe venire concessa, perché essa verrebbe ad intaccare la naturalità dei processi fisici. Ed ancora oggi, la morale confessionale anacronisticamente conduce la sua lotta contro l’eterologa, che era stata vietata 11 anni fa dai nostri bravi politici “devoti”per interesse, berlusconiani e casiniani in testa, e che attualmente è lecita. Già due anni fa ( e poi più di recente) , su “Avvenire”, il giornalista e scrittore Carlo Campanini scriveva allarmato che “la fecondazione eterologa, per sua stessa natura, è negazione della certezza: né le madri né i figli sono certi, e cioè conosciuti, identificabili, ricostruibili nel loro passato e nella loro genealogia”. Una concezione, senz’altro, apocalittica, distruttiva, che non tiene conto della realtà effettiva delle cose. Certo, l’etica confessionale ha le sue esigenze, i suoi paradigmi, le rigide grammatiche, che non ammettono scappatoie. Laicamente, le tecniche di fecondazione assistita possono essere assimilate positivamente a strumenti provvidenziali della biologia riproduttiva per consentire in vari casi la procreazione a donne e uomini in difficoltà. Nel nostro Belpaese lo scandalo vero doveva essere ricondotto ad una legge del 2004 impraticabile. Ciò che stupisce è che, in 11 anni, il Parlamento non ha sentito l’esigenza di intervenire per modificare l’impossibile normativa. Fuori dall’Italia, dove la “persuasione” e il controllo del Vaticano e delle alte gerarchie ecclesiastiche sono meno stringenti, la procreazione medicalmente assistita, da anni e anni, avviene regolarmente, secondo rigorosi quadri normativi. Perché Campanini e tanti bioeticisti cattolici si oppongono finanche all’eterologa? Non è la fine del mondo se una coppia sterile decide di avere figli con cellule della linea germinale “donate”. Come, del resto, non è un peccato, non si vuol scivolare sulle chine d’un periglioso liberalismo genetico, se si accetta la compravendita controllata di cellule sessuali. Campanini sul quotidiano dei vescovi lamentava e lamenta addirittura che con lo sviluppo dell’eterologa sia in gioco il “futuro delle civiltà”, insistendo particolarmente sulla necessità di avere figli “certi”. Possiamo, però, dire che neppure nelle famiglie canoniche il figlio sia mai “certo”. Quanti sono i figli “irregolari”, che hanno egualmente diritto di cittadinanza, e possono essere rispettati e amati da chiunque? Talvolta, purtroppo, qualche cattolici cede ad una sorta di biologismo spirituale. Ad un bieco materialismo, che di fatto finisce per “santificare” i gameti e per affidare ad essi l’autentica potenza creatrice. Da laici, sappiamo che il figlio “certo” è quello che sa riconoscere madri accoglienti e padri autorevoli, dolci e affidabili. Non solo biologici o anagrafici, ma anche fulgide figure di riferimento.

Marcello Buttazzo