Antonio Bruno Ferro –

Se non ci fosse il Salone letterario di Vito Pellegrino, bisognerebbe inventarlo. Io ero abituato alle assemblee ed ai dibattiti pubblici a scuola. Ogni sera dagli 11 anni ai 33 ero impegnato nelle discussioni all’angolo dei Via Liguria a San Cesario di Lecce di ritorno dal Centro di lettura.
Quelle conversazioni mi facevano fare tardi tanto da provocare le rimostranze di mio padre. Quando giustificavo il mio ritardo chiarendogli che la causa era nelle conversazioni appassionanti al punto da far perdere la cognizione del tempo, lui incredulo mi diceva che gli sembravano giustificazioni false. Lui diceva tra se e se, che nopn capiva perché mai dovessi fare tardi per discutere della guerra in Vietnam? E poi con chi? Con i ragazzini come me?
Ero di casa nei gruppi in parrocchia ed anche in quelle sedi altre discussioni e poi dibattitti e conversazioni su tutto e di più.
Anche piazza Garibaldi, la piazza del mio paese, era teatro di discussioni infinite. E che dire poi dell’Università con le sue lunghissime e frequentissime assemblee? E c’erano i cineforum del CINIT. Io ci andavo per i Film e poi si passava a discutere anche dei film, trovando nella visione della pellicola temi a volte improbabili se non incredibili.
Per non farmi mancare niente andai nel partito, io ero alla Dc, ed anche in quelle sedi i dibattiti e le riunioni.
Arrivarono gli anni 80 e andai alla radio privata luogo di infinite riunioni. Non è da sottovalutare  l’intensa attività dell’Associazione culturale “Gruppo Amici per l’Arte” con le sue riunioni e conversazioni a non finire. C’erano le feste dell’amicizia e dell’Unità e dell’Avanti e di tutti gli altri partiti che, oltre agli arrosti di carne e alla cuccagna, vedevano il dispiegarsi di dibattitti e poi ancora di altri dibattiti.
E oggi?
Oggi ci sono dei dibattitti ma in Tv. Si scannano. E chi lo desidera si assiepa davanti allo schermo (adesso plasma una volta tubo catodico) per farsi venire la bava alla bocca mentre il politico di turno viene asfaltato e ridotto in cenere.

Le cose nel Salone di Vito Pellegrino in Via Vittorio Emanuele III a San Cesario di Lecce vanno diversamente. In quel luogo “le cose della vita” cambiano. Nel suo Salone, questa mattina c’era Antonio, operaio part time, che ci spiegava quello che pensiamo, con i dati che ha dato lui, del “reddito di cittadinanza”. Antonio mi chiedeva se anche lui non dovesse avere la dignità di chi è al Bar da sempre e che, al lavoro, non c’è stato mai ed è beneficiario del reddito di cittadinanza ai massimi livelli.
Dopo di ciò nel Salone si sono accese le discussioni sul fatto che se si danno soldi a chi non fa un “ca**o” si deve dare il salario minino a chi invece va a lavorare ogni giorno.
Ma sarebbe davvero bello che, per una volta, per una volta sola, il Consiglio Comunale lo facessimo noi che frequentiamo nel Salone di Vito Pellegrino, per conversare del reddito di cittadinanza, dell’Ilva di Taranto. A proposito anche di quello si è parlato oggi.

Ho pensato che basterebbe che accadesse quello che succedeva una volta nei Bar, o nelle sale parrocchiali, o nelle Osterie (Putee te mieru) ovvero che ci si riunisse per “GIOCARE”, perché noi tutti negli anni 70 e 80 del secolo scorso, avevamo i posti e i luoghi per giocare e, mentre giocavamo, ci rilassavamo. Noi conversavamo, avevamo lunghissime conversazioni, giocando. Giocavamo e conversavamo.
Noi umani amiamo giocare, amiamo incontrarci per giocare. Giochiamo a Carte, al biliardo, al flipper, oppure a “mazza e pizziareddrhu” ma tutti dovremmo essere consapevoli che la ragione, il motivo profondo, che ci spingeva a uscire e a lasciare la casa, era che amavamo incontrarci per giocare.
Adesso anche se abbiamo tanta voglia di giocare non sappiamo dove andare a farlo. Non sappiamo nemmeno a che gioco giocare.
Noi tutti,  in quanto umani, siamo dei bambini per tutto il tempo. Di questo ce ne dobbiamo fare una ragione! Infatti quello serioso, che tutto impettito affronta ogni istante come se stesse dando un esame per diventare manager, ci fa ridere a crepapelle.
Facciamo finta di essere adulti, facciamo solo finta. Ma siamo orgogliosamente quelle bambine e quei bambini di sette anni che fummo, e tali resteremo per tutta la nostra vita e così i nostri figli ed i figli dei nostri figli, saremo sempre bambini sino a quando ci sarà l’umanità.
Peccato! Sono andato oggi per i tagliare barba e capelli, mia moglie me lo diceva da giorni di farlo: pare le sembrassi trasandato. Sono curiosissimo di sapere che cosa pensano i frequentatori del Salone letterario di Vito Pellegrino di ciò che ha fatto oggi Giuseppe Conte, il Presidente del Consiglio dei Ministri ovvero il Capo del Governo. Il Capo dell’Italia che si siede su un banco per conversare con gli operai, in una Assemblea a Taranto .

Barba e capelli me li sono fatti oggi, domani non ci andrò. E domani non c’è un luogo in cui io possa incontrare gli altri per giocare e, tra una partita e l’altra, parlare di quello che è accaduto! Conversare del Capo del Governo che si siede e ascolta gli operai… sotto la pioggia. Non c’è questo posto e anch’io me ne devo fare una ragione.

Antonio Bruno Ferro