di Marcello Buttazzo –

Donald Trump non aveva scherzato in campagna elettorale. Da presidente della più grande potenza mondiale, ha cominciato a mettere in atto le sue pericolosissime politiche popolazionistiche. Ha deciso di usare il pugno di ferro con i migranti. Uno dei suoi primi decreti contempera la necessità di costruire un muro di 3200km al confine con il Messico. Inoltre, lo stramiliardario sfondato ha redatto una lista nera di sette Paesi islamici “a rischio terrorismo”, chiudendo i confini. Con il risultato di bloccare già ora negli aeroporti innocenti immigrati e profughi. In una triste era di turbolenze e di guerre ferine, avremmo bisogno più che mai di edificare ponti di conoscenza, di comprensione, di tolleranza, e non di rinchiuderci in misere torri di spavento, in isole di tracotanza. Purtroppo, il vento gelido dell’isolazionismo, dell’ipernazionalismo, soffia da tempo anche in Europa. È davvero volgare, rozza, la politica populista dal fiato corto e di infima lega. Sono veramente avvilenti e mortificanti le piattaforme “propositive” di bassissimo profilo. In Francia, la dama nera del Front National, Marine Le Pen, ha già dato l’avvio, in forte anticipo, alla sua “rinomata” campagna elettorale, scagliando pietre d’odio contro il consueto e ricorrente cavallo di battaglia: gli stranieri. In particolare, la destrorsa accanita ha fatto sapere che, se dovesse approdare all’Eliseo, i figli dei cosiddetti clandestini non potranno andare a scuola gratuitamente, non avranno più cure mediche. Ma la Francia della storica e proverbiale tolleranza e della integrazione, Paese multietnico e multiculturale, da sempre sensibile alle necessità di tutta la cittadinanza, attenta alla sacra Carta dei diritti umani, ha bisogno di certi assunti programmatici beceri, terra terra? Le opposizioni si sono schierate compattamente contro questa sottocultura dell’esclusione, dell’apartheid, enfatizzando che le frasi di Le Pen “calpestano i valori della Repubblica”. Il più esplicativo e condivisibile è stato Jean-Luc Melenchon, candidato per l’estrema sinistra, che ha definito “barbare” le parole della dama nera. Molto presumibilmente se la sinistra francese dovesse perseverare nella perdita di consensi, Marine, figlia di cotanto padre, giungerà al ballottaggio, alle presidenziali di maggio, con Fillon. A questo punto, dovremmo ambire al male minore e sperare che a vincere le elezioni sia Fillon, candidato ultraconservatore del centrodestra.

Marcello Buttazzo