Paolo Vincenti –

Perché papà
Papà perché
Il sangue non mi va in vino
Perché papà
Papà perché
Non ho uno spirito divino

(“Papà perché” – Zucchero)

 

Nel film di Aldo Giovanni e Giacomo del 2010, la banda dei Babbi Natale  è un gruppo di ladri che vestiti con i costumi di Santa Claus svaligiano gli appartamenti.  I più maliziosi potrebbero credere che io voglia fare una facile allusione ai babbi protagonisti delle cronache politiche e giudiziarie di questi ultimi mesi, forse ricordando la nota massima andreottiana secondo cui a pensar male si fa peccato ma quasi sempre si ha ragione. Delusi e fuoriusciti, sospettosi e malpancisti, cinici cuordipietra e scettici impenitenti, vi sbagliate. La saga dei babbi, invece, – babbo Renzi, babbo Lotti e babbo Boschi – , mi fa venire in mente la favola di Pinocchio. Solo che qui si ribalta l’opera collodiana: se nella celebre favola è babbo Geppetto che deve correre dietro al pestifero Pinocchio e finisce col ritrovarsi nei guai a causa delle intemperanze del figlio, nella saga dei babbi avviene il contrario: sono i figli, -Matteo, Luca e Maria Elena -, ragazzi seri e compunti, ad essere inguaiati dai loro birichini genitori. In particolare, babbo Renzi sembra proprio essere affezionato al suo passato da fricchettone e persino il suo look descamisado lo testimonia. Così stravagante, con quel pizzetto e il sigaro in bocca, così informale, così “personaggio”, che strano contrasto con il look compassato e regimental del figlio. L’azzimato Matteo in grisaglia  pare il padre dello scavezzacollo Tiziano in tuta e scarpe da tennis. La famiglia Renzi assomiglia sorprendentemente a quella di “Casa Keaton”, un telefilm di culto negli anni Ottanta, con protagonista Michael J. Fox.  Nella serie, i genitori Steven e Elyse erano degli hippies impenitenti e la loro mentalità si scontrava sovente con quella dei figli, in particolare di Alex, il protagonista. Quest’ultimo, soli diciassette anni, era un conservatore, mentre i genitori ovviamente dei progressisti, democratici e ambientalisti, da perfetti figli dei fiori. Alex invece seguiva la borsa, si vestiva come un nerd, e amava la politica di Reagan. Un po’ più “sartoriale” e compassato invece babbo Boschi, ma sempre un bricconcello, tanto da mettere la sua angelica figliola in situazioni imbarazzanti.  Quest’ultima, la Maria Elena nazionale, col suo fascino ambiguo da collegiale in vacanza e il fisico mozzafiato, mi pare una via di mezzo fra Barbottina, l’intellettuale della famiglia dei Barbapapà, famosissimo cartone animato degli anni Settanta, e la maestrina dalla penna rossa del Libro Cuore nell’interpretazione televisiva di Giuliana De Sio.  Luca Lotti invece, il fulvo di Borgogna, che è un coniglio francese, col suo look arruffato e il fisico tozzo ricorda il più bravo della classe, il compagno di liceo che ci passava i compiti e andava forte in latino e greco ma era scarso in rimorchio.  Accanto a lui, anche Matteo sembra belloccio, probabilmente si è accompagnato a Luca quando voleva conquistare Agnese, la “bruttina” non ancora “stagionata” di Pontassieve, sorella gemella di Rossy De Palma, l’attrice feticcio dei film di Almodovar. La saga dei Babbi ci regala ogni giorno una nuova puntata.  Lo scandalo dell’inchiesta Consip che deflagra in piena campagna elettorale per le primarie del Pd, “spetalando” il giglio magico renziano, dimostra, qualora fossero confermate tutte le ipotesi accusatorie, l’enorme intreccio fra politica e affari che è endemico nel nostro Paese. Un male talmente incancrenito che il corpo della nazione è ormai preda di metastasi che non lasciano molto speranze di guarigione, a meno di un miracolo come quelli si spacciano a Lourdes oppure a Medjugorje o a Fatima. Si ipotizza che l’ammontare della tangente pagata da Salvatore “Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo”, l’imprenditore napoletano arrestato nei giorni scorsi, sia pari a 100.000 euro, nell’ambito di quello che sarebbe il più grande appalto d’Europa. La divertente saga dei babbi continua dunque a trastullarci e divertirci dalle aule dei tribunali e dalle colonne del “Fatto Quotidiano”, ostinato a scavare a mani nude nella merda pur di arrivare a dimostrare la colpevolezza del clan renziano. Insomma, ne vedremo delle belle nei prossimi giorni. Stay tuned!

Paolo Vincenti